Sudafrica / Violenze di genere

Migliaia di donne sudafricane sono scese in piazza in più occasioni a partire dal 5 settembre scorso a Città del Capo, per attirare l’attenzione sui crescenti tassi di violenza sessuale, omicidio e stupro nel paese, chiedendo al governo di attuare azioni concrete, tra le quali anche il ripristino della pena di morte per gli autori di violenze contro donne e bambini.

In Sudafrica, circa 3.000 donne vengono uccise ogni anno. Il mese di agosto è stato segnato da un brutale record di morti per crimini violenti contro le donne, il più alto che il paese abbia mai registrato.

L’evento che ha generato più scalpore si è verificato il 24 agosto quando Uyinene Mrwetyana, una studentessa di 19 anni, è stata stuprata e uccisa all’interno di un ufficio postale di Città del Capo, da un impiegato di 42 anni. Nei giorni seguenti una donna di 31 anni è deceduta in ospedale dopo essere stata picchiata, rapita e abbandonata in un luogo isolato. Il portavoce della polizia provinciale del Capo Occidentale, Andre Traut, ha confermato il delitto ma ha dichiarato che non sono stati effettuati arresti. In seguito una ragazzina di 14 anni è stata trovata uccisa in un cortile di Heinz Park.

Questi avvenimenti hanno spinto tutta la società, comprese le celebrità locali, a esprimere la propria rabbia e frustrazione sui social media attraverso gli hashtag #NotInMyName #AmINext e #SAShutDown, a testimonianza della dura realtà che quotidianamente le donne sudafricane devono affrontare.

In risposta alle manifestazioni di piazza il presidente Cyril Ramaphosa ha ammesso che il paese sta affrontando un’emergenza nazionale di violenza contro le donne. Ha annunciato la prossima attuazione di un piano per frenare il fenomeno, che comprenderà la creazione di 11 nuovi tribunali, una revisione dei casi irrisolti e sanzioni più severe per gli autori. (Radio France International / The Guardian)