Sudafrica verso il voto

Dal 1° di gennaio, 6 milioni di lavoratori, soprattutto nel settore agricolo e nell’abito del lavoro domestico, beneficiano di un salario minimo, così come ha stabilito il governo del presidente ed ex sindacalista Cyril Ramaphosa, alla testa del paese dal febbraio 2018.

Il salario minimo ammonta a 20 rand l’ora, cioè 3.500 rand al mese (circa 212 euro). Le imprese in difficoltà finanziaria, il Sudafrica è il paese più industrializzato del continente, sono dispensate dall’applicarlo.

Nelle intenzioni del partito di governo, l’African National Congress, queste misura dovrebbe riavvicinare la base elettorale tradizionale che vive nella campagne e nelle township, in vista delle elezioni parlamentari che si terranno il prossimo maggio.

Non si sono fatte sentire le reazioni. L’Alleanza democratica, principale partito di opposizione, che ha votato contro il provvedimento, stima che ci sarà una corposa perdita di occupazione. Mentre la Saftu, la seconda federazione sindacale, considera questo salario minimo un «salario da schiavi». Al contrario, il maggiore sindacato, il Cosatu, lo definisce «una iniezione di denaro nelle tasche dei lavoratori». (Le Monde)