Rapporto Banca Mondiale
Prospettive deludenti per i prossimi due anni. Pesano i prezzi in picchiata delle materie prime, l’incertezza politica e le carenze nelle infrastrutture. Ormai irraggiungibili gli obiettivi del Piano di sviluppo nazionale per ridurre le disoccupazione.

L’ennesima conferma della gravità della crisi finanziaria che sta interessando il Sudafrica giunge dall’ultimo report della Banca Mondiale, che in 80 pagine di dati e grafici traccia un quadro aggiornato sulla difficile situazione economica del paese, incentrando la sua analisi sulle prospettive a breve termine e sulla promozione della concorrenza interna tra le imprese locali.

Nello studio viene evidenziato come le odierne problematiche che sta affrontando Pretoria accomunino tutti i mercati emergenti, penalizzati dal crollo dei prezzi delle materie prime, dall’impatto del calo della domanda cinese e dall’aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti.

Tali fattori sono ulteriormente accentuati da problemi interni, come l’incertezza politica, vistose carenze nelle infrastrutture e la persistente siccità. La relazione rileva pure che il cospicuo aumento delle pressioni inflazionistiche e l’innalzamento del debito pubblico, quasi raddoppiato rispetto al 2009, hanno prodotto un irrigidimento della politica fiscale e monetaria.

Le previsioni di Wb registrano un significativo decremento del Pil reale, stimato all’1,3% per il 2015, con un ulteriore calo previsto nel 2016, pari allo 0,8%, il tasso di crescita più basso registrato dal 2009, anno dell’elezione di Jacob Zuma. Inoltre, l’istituto di Washington ha pure rivisto all’1,1% la proiezione per il 2017, rispetto al 1,4% della stima precedente.

Nel complesso, le prospettive economiche della nazione arcobaleno sono molto deludenti se confrontate con quelle complessive dell’Africa subsahariana, dove le stime relative al biennio 2016-2017 indicano una crescita media del 4,5%, di gran lunga superiore alla modesta performance sudafricana.

In questo contesto, la povertà nel paese è destinata a salire e il raggiungimento dei principali obiettivi del Piano di sviluppo nazionale, come lo sradicamento della povertà estrema, la riduzione della disoccupazione e il raddoppio dei redditi entro il 2030, appare sempre più fuori portata.

Il rapporto mostra anche come la promozione della concorrenza interna tra le imprese possa contribuire a stimolare la crescita e alleviare la povertà diffusa. Le sanzioni applicate ai cosiddetti cartelli del grano, mais, pollame e prodotti farmaceutici hanno contribuito a ridurre i prezzi al dettaglio di questi beni, incrementando il potere d’acquisto dei poveri del 1,6% e abbassando al contempo il tasso di povertà nazionale di 0,4 punti percentuali.

Gli analisti di Wb esaminano anche le carenze del Sudafrica nel settore delle telecomunicazioni, sottolineando le scarse performance e gli alti costi della banda larga mobile e citando uno studio di ICT Africa, secondo cui il Sudafrica è il quarto paese con i costi più elevati tra 17 paesi africani e 119esimo a livello globale per la velocità media di download (pari a 4.5Mbps).

Una lacuna da colmare al più presto perché, secondo il report, il miglioramento della banda larga avrebbe un potenziale per rilanciare la crescita dell’1,4%.

Prospettive di lavoro in Sudafrica.