Ace Magashule (a sinistra) e Cyril Ramaphosa

È ormai scontro frontale tra il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa e il segretario generale del suo partito, l’African national congress (Anc), Ace Magashule che il 5 maggio scorso è stato sospeso dal suo incarico. Indagato per corruzione, frode e riciclaggio, Magashule, potente uomo del partito al potere e alleato dell’ex presidente Jacob Zuma (indagato pure lui per corruzione e appropriazione indebita), ha reagito con una lettera indirizzata allo stesso Ramaphosa in cui giunge a sospenderlo dall’incarico di presidente dell’Anc.

Nella lettera Magashule dichiara che farà ricorso contro la decisione di sospensione, da lui ritenuta “incostituzionale”, e che continuerà a restare in carica fino a quando il suo caso non sarà esaminato dall’autorità competente e sarà emessa la sentenza finale.

Jessie Duarte, vice segretaria generale del partito, ha ribattuto affermando che Magashule non ha l’autorità di sospendere il presidente dell’Anc e che per farlo avrebbe dovuto avere il sostegno del partito.

L’ex segretario dell’Anc, rinviato a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici mentre era premier della regione (provincia) del Free State, è stato sospeso dopo aver rifiutato l’ultimatum da parte del National working committee (il comitato esecutivo ristretto del partito) che gli aveva dato 30 giorni per dimettersi a partire dal 30 marzo scorso.

Il provvedimento di sospensione che ha colpito Magashule si basa sulle nuove linee guida del codice di condotta, adottate il febbraio scorso dall’Anc, e riguarda anche membri del partito che, indagati per corruzione, si rifiutano di dimettersi dai loro incarichi.

Più che di casi di singoli funzionari corrotti, appare evidente che la corruzione sia una realtà sistemica all’interno del partito al potere. Come è apparso chiaramente nella recente testimonianza di Lucky Montana, ex amministratore delegato del Trasporto ferroviario passeggeri (Prasa) davanti alla Commissione di inchiesta Zondo che sta facendo luce sulla corruzione al tempo della presidenza Zuma, il cosiddetto caso del “sequestro di stato” (State capture).

Montana ha dichiarato che per ogni appalto i dirigenti dell’Anc pretendevano da lui “un aiuto” per il partito. Così, ad esempio, la Swifambo Rails, l’impresa che aveva ottenuto l’appalto di circa 200 milioni di euro per la costruzione di 88 locomotive, avrebbe donato all’Anc l’equivalente di 5 milioni di euro. Poco importa poi, se alla fine Prasa ha pagato a Swifambo Rails una cifra inferiore ai 200 milioni pattuiti e invece di 88 sono state consegnate solo 13 locomotive, per giunta risultate troppo alte per le infrastrutture locali. 

Comunque sia, lo scontro tra Magashule e Ramaphosa è visto come il test più significativo per verificare se il partito di Nelson Mandela è seriamente intenzionato a porre fine ad anni di corruzione all’interno del governo.

Lo stesso Ramaphosa ha promesso di combattere la corruzione e promuovere il buon governo, descrivendo il tempo in carica del suo predecessore Jacob Zuma come «nove anni buttati via».

Intanto il National executive committee (Nec) dell’Anc – organo decisionale composto da 100 membri del partito –, si riunirà in questo fine settimana per considerare il caso Magashule. Ed è quasi certo che lo inviterà a rispettare la decisione presa dallo stesso Nec e a sottomettersi alle norme disciplinari del partito.

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