Il rinvio nella distribuzione del lenacapavir non è solo una questione logistica.
Secondo un report di Physicians for Human Rights (una ONG di base negli USA e premiata con il Premio Nobel per la pace nel 1997), i tagli ai fondi per la salute globale e agli aiuti esteri decisi dall’amministrazione Trump nel gennaio 2025 hanno avuto un impatto diretto sulle infrastrutture sanitarie e sui programmi di prevenzione dell’HIV.
Fino a febbraio 2025 molte organizzazioni sanitarie locali erano finanziate dal PEPFAR, il piano lanciato dagli Stati Uniti nel 2003, per contrastare l’HIV. La sospensione improvvisa delle sovvenzioni ha lasciato scoperte attività essenziali: test, prevenzione e personale sanitario.
Sebbene il contributo statunitense fosse solo parziale, risultava cruciale per colmare le lacune del sistema pubblico. Dopo i tagli, molte cliniche sono passate sotto gestione statale, con un aumento delle code e personale sotto pressione.
Secondo Emily Bass, tra gli autori del report, «i lunghi tempi di attesa e una cattiva amministrazione disincentivano le persone ad assumere una profilassi preventiva».
Inoltre, i fondi rimasti sono stati destinati quasi esclusivamente a donne in gravidanza o in allattamento, escludendo la fascia più colpita: le ragazze tra i 15 e i 24 anni.
Il ritardo nel paese con più casi al mondo
In questo contesto si inserisce lo slittamento della distribuzione del lenacapavir. Nonostante le dosi siano già arrivate, l’avvio previsto per fine marzo è stato rinviato a fine maggio o inizio giugno.
Il ritardo pesa particolarmente in un paese che registra il numero più alto di persone sieropositive al mondo: secondo UNAIDS nel 2024 erano 7,8 milioni.
Il portavoce della sanità Foster Mohale ha parlato di «fasi logistiche protrattesi più a lungo del previsto».
Intanto, paesi vicini come Eswatini, Kenya, Lesotho, Nigeria, Zambia e Zimbabwe hanno già avviato la somministrazione.
Cos’è il lenacapavir e perché è atteso
Il lenacapavir non è un vaccino, ma un farmaco preventivo che richiede solo due iniezioni l’anno e che, nei trial clinici, ha mostrato un’efficacia vicina al 100%.
È stato sviluppato da Gilead Sciences, che nel 2025 ha siglato un accordo con il Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria per distribuire la cura nei paesi che ne hanno maggiore bisogno, anche se dotati di risorse economiche limitate, senza dare la precedenza ai paesi ricchi.
Il farmaco è già stato consegnato in diverse aree dell’Africa subsahariana, dove si concentra la maggior parte dei casi globali: solo nell’Africa orientale e australe vivono circa 21,1 milioni di persone malate, secondo UNAIDS.
I progressi (nonostante tutto)
Nonostante le difficoltà, i dati mostrano miglioramenti: nell’Africa subsahariana le nuove infezioni sono diminuite del 56% rispetto al 2010.
Anche in Sudafrica, i nuovi casi sono scesi a 170.000 nel 2024, contro i 530.000 del 2000. Un risultato ottenuto anche grazie alla diffusione della profilassi orale come Truvada, efficace fino al 96% se assunta correttamente.
Dal 2015 sono stati avviati programmi su larga scala per la prevenzione, rendendo il sistema uno dei più avanzati in questo ambito. Il ritardo nell’introduzione del lenacapavir rischia però di rallentare questo percorso.OP)