Da Nigrizia di giugno: Altrimondiali 2010
Nove paesi e 9.000 chilometri in un mese: è l’impresa di “To South Africa by Matatu”, un viaggio in pulmino da Nairobi a Johannesburg per raccontare l’altro calcio africano, quello povero, improvvisato, ma pulito e inclusivo. I passeggeri sono tre italiani e quattro kenyani.

Raccontare il calcio in Africa, ma non quello dei professionisti negli stadi miliardari della Fifa: quello che si gioca scalzi nelle baraccopoli, nei campi improvvisati in terra battuta, senza porte regolamentari. Questo è l’obiettivo di “Altrimondiali 2010”, campagna organizzata in occasione dei Mondiali di calcio dall’associazione Altropallone, che dal 1998 attribuisce ogni anno il premio Altropallone – alternativa al Pallone d’oro – al personaggio del mondo dello sport che si è contraddistinto per iniziative di solidarietà o contro il razzismo.

 

Protagonista dell’impresa “To South Africa by Matatu” è, appunto, un intrepido matatu, uno dei tipici pulmini africani che collegano il centro delle città africane a ogni angolo degli slum, in periferia. Il matatu, con a bordo 7 altrettanto intrepidi passeggeri, è partito da Nairobi il 1° giugno, anticipando di una decina di giorni il fischio d’inizio dei mondiali, e arriverà a Johannesburg l’11 luglio, in tempo per la finalissima nel Soccer City Stadium, dopo aver percorso 9mila chilometri e attraversato altri 7 stati africani: Tanzania, Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Zambia, Lesotho e Swaziland.

 

Un viaggio tanto entusiasmante e avventuroso quanto pieno dei classici imprevisti delle strade africane, da quelle rosse e polverose a quelle fangose e piene di buche. A ogni tappa, in ogni città, il matatu sarà ospite di organizzazioni non governative lombarde, attive da anni nei territori, tutte membri del network CoLomba (acronimo di Cooperazione Lombardia), che sostiene l’iniziativa. Dei 7 passeggeri, 3 sono cooperanti italiani (capitanati da Luca Marchina, di Karibu Africa), i “driver”ufficiali del matatu; 2 sono educatori kenyani, incaricati di organizzare le partite di street soccer (calcio di strada); e due sono cameramen kenyani. Durante il viaggio conosceranno progetti di cooperazione, incontreranno chi abita le periferie, e soprattutto, coinvolgendo giovani e meno giovani, giocheranno a calcio, quello spontaneo e genuino, in cui nessuno viene escluso. Per questo, assieme a loro, sul matatu viaggeranno palloni, maglie, pettorine, ma anche porte da calcetto e “tirarighe” per tracciare le linee del campo.

 

I racconti, le immagini, le foto e le emozioni dell’impresa saranno raccontati giorno dopo giorno sul sito www. altrimondiali.it. Sull’esperienza, poi, verrà prodotto un film-documentario, in collaborazione con Africa Peace Point, un’associazione con base a Nairobi. «Quella che vogliamo raccontare non è l’Africa degli stereotipi, fatta di conflitti e malattie, ma quella che guarda con ottimismo al futuro, che si emancipa», afferma Emanuele Pinardi, presidente di CoLomba. «È l’Africa che reagisce alle crisi, affronta i problemi e costruisce alternative». Un piccolo esercito silenzioso, che non ha niente a che vedere con il frastuono della Coppa del Mondo, e che, pur rappresentando una vera speranza per il futuro del continente, rischia di passare inosservato.

 

Protagonisti del diario del matatu, quindi, saranno gli esclusi, quelli che non finiscono mai sotto i riflettori. Ed è per questo che il viaggio è iniziato a fine maggio con un torneo di calcio di strada a Mathari, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi. I campetti improvvisati sono diventati stadi; i calciatori in erba, campioni. «I progetti che legano sport e integrazione hanno sempre molto successo. Il calcio è straordinario nel recupero dei ragazzini di strada, ma anche nell’emancipazione femminile», aggiunge Pinardi. «Questi Mondiali rappresentano davvero un’occasione per dimostrare come lo sport, in particolare il calcio per questo continente, possa essere strumento di coesione e vettore di iniziative sociali», conclude Michele Papagna, coordinatore della campagna Altrimondiali.

 

Quello del matatu, quindi, non è solo un viaggio nel calcio di strada africano, ma è il racconto dell’Africa vera. Il pulmino ci parlerà dello Zimbabwe, in lenta ripresa dalla pesantissima crisi economica, politica e sociale che ha avuto l’apice nella primavera 2008; del Mozambico, delle sue ricchezze naturali, della povertà che colpisce la maggioranza della popolazione; dello Swaziland, paese con il più alto tasso di mortalità per aids nel mondo.

 

Il ruolo del pallone, però, resta centrale. I 7 viaggiatori racconteranno anche come viene vissuto il mondiale nel continente, dove si guardano le partite, chi sono gli idoli.

 

Intanto, in Italia ci sarà un viaggio parallelo, con partite di calcio e calcetto nelle periferie, negli oratori, nelle palestre, nei quartieri dove abitano gli africani, per fare del calcio uno strumento di coesione sociale.

 

“This time for Africa” (questa volta per l’Africa) è il titolo dell’inno della World Cup 2010, cantata dalla colombiana Shakira. Ed è esattamente quello che gli Altrimondiali si augurano: che la Coppa del Mondo non sia solo la festa della Fifa, ma quella di tutto il continente.

 

 

Iniziative solidali in occasione dei Mondiali

 

Non solo matatu. In occasione dei Mondiali 2010, sono tante le iniziative di solidarietà a favore dell’Africa.

L’organizzazione Terre des Hommes, in collaborazione con Ecpat, network internazionale contro il turismo sessuale a danno dei minori, ha lanciato la campagna “Tutti in campo contro il traffico” (www.tuttincampoperibambini.it) per accendere i riflettori sul problema del turismo sessuale e del traffico di minori, un fenomeno molto radicato in Sudafrica. Obiettivo della campagna è sensibilizzare il pubblico che guarderà i mondiali da casa, ma soprattutto i tifosi che seguiranno le proprie squadre in Sudafrica, sulla vulnerabilità dei minori e sugli abusi dell’infanzia.

L’organizzazione Coopi e il gruppo “Moto for peace” hanno lanciato l’iniziativa “Africa 16mila”: 13 tra poliziotti e carabinieri europei sono partiti il 6 maggio dall’Italia sulle loro due ruote, per arrivare in Sudafrica il 6 luglio. Percorreranno 16mila chilometri, passando da Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Etiopia, Kenya, Tanzania, Malawi, Mozambico e Sudafrica, per finanziare un progetto di sostegno alle donne della Woreda, in Etiopia (www.africasedicimila.it).

Anche la Federazione italiana gioco calcio (Figc) è scesa in campo per la solidarietà all’Africa, con la campagna “Un abbraccio azzurro al continente nero”. Tre, in particolare, i progetti legati all’acqua, alla salute e all’infanzia, stretti con organismi internazionali, tra cui Unicef e Save the Children.

 




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