La violenza xenofoba che scuote il Sudafrica - Nigrizia
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Sempre più paesi di origine dei migranti manifestano le loro preoccupazioni, dalla Nigeria al Ghana
La violenza xenofoba che scuote il Sudafrica
Il timore è che la situazione sfugga di mano, anche perché i movimenti che guidano le proteste promettono nuove violenze
06 Maggio 2026
Articolo di Joseph Chirume (da Gqeberha, Sudafrica)
Tempo di lettura 6 minuti
Una protesta del gruppo Operation Dudula. (Dalla pagina Facebook dell'organizzazione)

Una nuova ondata di attacchi xenofobi contro gli immigrati neri sta investendo il Sudafrica, e in molti temono che la situazione possa sfuggire di mano qualora il governo non dovesse prendere misure a riguardo.

Cittadini stranieri provenienti da altri paesi africani e anche asiatici vivono nel costante timore di essere attaccati da folle inferocite che li accusano di rubare il lavoro e di causare conflitti sociali all’interno delle comunità. 

L’indignazione dei paesi coinvolti 

Le violenze hanno già provocato le proteste di molti dei paesi di origine dei migranti. La Nigeria ha convocato l’ambasciatore sudafricano nel paese per manifestare le sue preoccupazioni sulla situazione e promesso sostegno agli oltre 100 cittadini nigeriani che vivono in Sudafrica che hanno espresso il desiderio di tornare in patria.

Nelle ultime settimane due cittadini nigeriani hanno anche perso la vita in circostanze che sembrano coinvolgere però le forze di sicurezza sudafricane, e non direttamente i manifestanti.

Alcuni giorni prima della Nigeria, anche il Ghana aveva chiamato a raccolta il principale rappresentante diplomatico sudafricano ad Accra mentre diversi altri paesi, le Nazioni Unite e l’Unione Africana, hanno condannato le violenze.  

Il contesto 

Stando ai dati ufficiali, in Sudafrica vivono circa 2,4 milioni di cittadini stranieri, pari a meno del 4% della popolazione. La maggior parte dei migranti proviene da paesi vicini, su tutti Zimbabwe (circa la metà del totale), Mozambico e Lesotho.

Come in altri paesi del mondo, Italia compresa, le cifre reali sono molto inferiori a quelle propagandate da molti dei gruppi che portano avanti istanze xenofobe. In passato diversi di queste organizzazioni hanno diffuso stime superiori anche di cinque o sei volte rispetto a quelle reali. 

Quella di questi giorni, del resto, non è certo la prima ondata di violenza xenofoba che attraversa il Sudafrica. A guidare la campagna odierna ci sono due gruppi che si auto dichiarano di autodifesa: March and March e Operation Dudula.

Queste organizzazioni sostengono che gli stranieri siano responsabili dell’alto tasso di disoccupazione che affligge il paese, che supera il 30% stando a dati della Banca mondiale. I movimenti di vigilantes accusano gli immigrati anche di commettere vari crimini, tra cui spaccio di droga e prostituzione.

Gli stranieri sono poi accusati di sovraccaricare in modo insopportabile le istituzioni sanitarie e il sistema abitativo, nonostante non ci siano prove a supporto di questa affermazione.

Le parole del presidente 

Il presidente Cyril Ramaphosa ha condannato duramente coloro che perpetuano la xenofobia e ha avvertito che saranno perseguiti dalle forze dell’ordine.

Il capo dello stato ha affrontato l’argomento lo scorso 27 aprile, durante il Freedom Day, la celebrazione che ricorda il giorno del 1994 in cui si sono tenute le prime elezioni libere dopo la caduta del regime di apartheid: “Siamo un popolo che vive secondo il valore dell’Ubuntu”, ha affermato il presidente in riferimento alla filosofia etica di diverse culture africane, centrata su interconnessione e benevolenza verso il prossimo.

“Non dovremmo mai permettere che le legittime preoccupazioni nelle nostre comunità riguardo all’immigrazione illegale alimentino pregiudizi e odio verso i nostri fratelli africani. Non dovremmo permettere che ciò accada”.

Ramaphosa ha poi proseguito:  “Sì, abbiamo tutti preoccupazioni, come molti altri paesi, riguardo ai migranti non documentati e illegali. Non dobbiamo permettere che queste preoccupazioni diano origine alla xenofobia, all’odio diretto verso persone provenienti da altri paesi africani o da qualsiasi parte del mondo. Siamo sudafricani; non possiamo essere guidati dall’odio verso gli altri”.

La polizia condanna i raid

Nhlanhla Mkwananzi, commissario di polizia della provincia del KwaZulu-Natal, tra le più popolose e colpite dalle proteste, si è aggiunto alla folta schiera di funzionari che hanno condannato i raid xenofobi.

Mkwananzi ha annunciato inoltre che la dirigenza delle forze dell’ordine intende incontrare i leader delle proteste, nell’ottica di “ricordare loro i diritti degli altri, perché non possono semplicemente minacciare gli stranieri nel paese senza sapere se siano documentati o meno.

Non hanno la responsabilità, come cittadini, di verificare se le persone abbiano documenti, anche perché non hanno le competenze per verificare se i documenti in possesso di una persona siano legittimi o meno”, ha detto Mkwananzi.

Alla dichiarazione di Mkwananzi ha fatto eco il ministro della polizia ad interim Firoz Cachalia, che ha sottolineato come il Sudafrica sia governato dalla Costituzione: “Il Sudafrica è uno stato costituzionale retto dallo stato di diritto – ha dichiarato il ministro -. Nessun individuo o gruppo ha l’autorità di farsi giustizia da sé, indipendentemente dalle rimostranze o dalle frustrazioni”.

La violenza da parte dei membri di March and March e Operation Dudula è stata respinta con decisione anche dall’eminente sindacalista e segretario generale della South African Federation of Trade Unions (SAFTU), Zwelinzima Vavi.

Vavi ha espresso il crescente disagio per come la questione dell’immigrazione viene politicizzata. “Non sosterremo mai, in nessuna circostanza, un’agenda xenofoba che mette i poveri contro i poveri, mentre i veri artefici della povertà, della disoccupazione, della disuguaglianza e della criminalità restano impuniti”, ha denunciato il dirigente sindacale.

“Sappiamo cosa significa quando le folle si fanno giustizia da sole – ha continuato Vavi -. L’abbiamo già visto: l’umiliazione, il terrore, il rogo delle case e la distruzione delle vite in pieno giorno, mentre lo stato di diritto crolla. Questa non è giustizia. È una discesa nella barbarie. Ci rifiutiamo di celebrare tutto ciò. Ci rifiutiamo di restare in silenzio. Ci rifiutiamo di normalizzarlo”.

Vavi ha aggiunto che il Sudafrica non è stato costruito sull’odio, ma sulla lotta e sulla solidarietà: sulla convinzione che un danno arrecato a uno è un danno arrecato a tutti. “Quando permettiamo la violenza contro i più vulnerabili, stiamo lacerando il tessuto stesso della nostra democrazia”, ha detto.

Le minacce continuano 

Nel frattempo, i manifestanti tengono il punto e promettono altre proteste violente in tutto il paese. In settimana la leader di March and March, Jacinta Zinhle Zuma, ha scritto sui social media che il suo movimento intensificherà gli attacchi contro gli stranieri, che lei definisce criminali.

“Ora – si legge – immaginate quanti criminali abbiamo nel nostro paese, che vanno in giro liberamente definendosi uomini d’affari, ma che nei loro paesi sono ricercati per crimini efferati?

L’ho detto fin dall’inizio: il Sudafrica è diventato la casa di ogni sorta di criminale a causa delle nostre leggi deboli che danno dignità anche alla peggiore feccia del mondo, quando loro non ci penserebbero due volte a distruggerci. Dobbiamo intensificare la lotta. È ora o mai più”.

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