Sudafrica: la xenofobia minaccia il diritto alla salute dei migranti
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In KwaZulu-Natal e Gauteng, gruppi xenofobi bloccano l'accesso delle persone straniere alla strutture sanitarie
Sudafrica: la xenofobia mette a rischio il diritto alla salute dei migranti
Il governo condanna ma poi non agisce
15 Luglio 2025
Articolo di Joseph Chirume (da Gqeberha, Sudafrica)
Tempo di lettura 6 minuti
Un ospedale di Soweto, Johannesburg. (Foto da Flickr)

In Sudafrica la violenza di gruppi xenofobi e partiti estremisti è arrivata al punto in cui ai migranti viene negato in modo arbitrario l’accesso a strutture sanitarie pubbliche. Uno schiaffo alla Costituzione che al contrario, nella sua sezione 27 garantisce il diritto all’assistenza sanitaria a tutti coloro che vivono nel paese a prescindere dal loro status amministrativo.

La discriminazione violenta di migranti e rifugiati davanti i presidi sanitari si sta verificando soprattutto in Gauteng e KwaZulu-Natal, le province più popolose del paese e quelle dove si trovano alcune delle città più grandi e importanti, Johannesburg e Durban.

Due aree del paese già note per ondate xenofobe ai danni dei migranti, provenienti per lo più da Africa e Asia. Violenze si sono verificate di recente anche nel Capo orientale, dove a un omicidio commesso da una persona straniera è seguita una violenta caccia all’uomo contro i migranti.

Stavolta non sono neanche serviti fatti di cronaca o eventi di qualsiasi tipo, per scatenare la rabbia razzista. In diverse parti del paese persone migranti si sono viste negare l’accesso a strutture sanitarie mentre erano in fila, in quanto stranieri. Anche se possessori di un regolare documento.

I vigilantes violano la legge 

A commettere l’abuso, esponenti di organizzazioni xenofobe già note come Operation Dudula, un gruppo di vigilantes nato alcuni anni fa nell’area di Soweto, a Johannesburg, ma anche del partito Action SA, formazione fuori dalla maggioranza di governo di larghe intese che vuole limitare l’accesso ai diritti essenziali dei migranti privi di documenti regolari.

Ci sono anche organizzazioni nuove come March in March, una realtà nata a Durban alcuni mesi fa su iniziativa della conduttrice radiofonica Jacinta Ngobese-Zuma.

Le operazioni di questi gruppi avvengono al di fuori di qualsiasi contesto legale, come ben si capisce dalle testimonianze di chi ha subito i loro interventi.

«Ho avuto forti dolori al petto, penso a causa del grande freddo che ha investito il paese (in Sudafrica è inverno, ndr), e per questo mi sono recato in una clinica di Johannesburg e mi sono messo in fila per una visita», riferisce un cittadino dello Zimbabwe che parla in condizione di anonimato.

«Sono rimasto sconvolto – spiega – quando ho visto un gruppo di miliziani di Dudula che all’ingresso della struttura chiedeva i documenti di identità alle persone in attesa. Hanno negato l’accesso a tutte le persone straniere a prescindere dal loro status legale».

Il migrante originario dello Zimbabwe prosegue: «Ci hanno intimato di recarci in strutture private. Il risultato è che mi sono dovuto far prestare dei soldi per poter farmi vedere da un medico che lavora in privato».

Sui social media si trovano diversi video che documentano avvenimenti simili in altre zone del paese. Ai cittadini stranieri viene intimato di andare via, anche se accompagnati da minori.

Le (non) risposte del ministro Motsoaledi

La giustificazione per questi atti è che i migranti approfitterebbero del settore sanitario a discapito dei cittadini sudafricani, che questi “ruberebbero” loro posti e risorse delle strutture sanitarie. Argomentazioni prive di riscontri reali a detta di diversi esperti e attivisti. 

Davanti all’escalation di violenze, soprattutto in Gauteng e KwaZulu-Natal, il ministro della salute Aaron Motsoaledi ha dato risposte quantomeno evasive. Il dirigente del governo, membro dell’African National Congress (ANC), è ricordato poi per le sue uscite xenofobe quando era ministro degli Interni, quando diede colpa ai rifugiati dei problemi del settore della salute nel paese.

«Si tratta di criminalità, e nel nostro paese la criminalità non è materia del ministero della salute», ha affermato Motsoaledi in riferimento alle discriminazioni davanti le cliniche.

«Abbiamo degli agenti di pubblica sicurezza ed è a loro che dobbiamo fare riferimento, perché qui siamo in presenza di crimini, non è una questione sanitaria. Le persone che stanno compiendo questi gesti stanno infrangendo la legge e dovranno risponderne davanti alle autorità a cui competono queste cose».

Documenti a rilento 

Dal canto suo, il Consortium for Refugees and Migrants in South Africa (CoRMSA) ha puntato i riflettori su altre questioni. Innanzitutto sulla lentezza con cui le autorità del Sudafrica concedono i documenti a migranti e rifugiati. Una lentezza questa, che porta a una condizione di precarietà che a sua volta facilita discriminazioni e disumanizzazioni.

Il Sudafrica è da anni alle prese con ritardi nella gestione delle domande di asilo. Da diverso tempo le autorità di Pretoria e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati  (UNHCR) portano avanti una collaborazione che mira a risolvere l’impasse.

«Una delle questioni che più mette sotto pressione i migranti è la mancanza della giusta documentazione, che limita l’accesso a servizi basici e diritti umani come la salute ma anche opportunità di lavoro formali e istruzioni», ha sottolineato il CoRMSA in una nota.

Gli attacchi alla commissione dei diritti umani 

Un capitolo a parte lo merita anche la Commissione sudafricana per i diritti umani (South African Human Rights Commission – SAHRC), vittima designata dai media pro-xenofobi. L’agenzia è stata infatti duramente criticata per essersi schierata dalla parte dei migranti, invece di farsi portavoce dei “sudafricani poveri”.

Questo è avvenuto in modo particolare dopo che la SAHRC, che ha un mandato costituzionale, ha ricordato come tutte le persone che vivono in Sudafrica abbiano accesso al sistema sanitario stando a quanto stabilito dalla Carta fondamentale del paese.

Questo, ha specificato SAHRC, include fra gli altri «cittadini sudafricani, rifugiati e richiedenti asilo, migranti in possesso dei documenti e privi dei documenti, apolidi».

Il gruppo anti-migranti Forum for South Africa (FOSA) ha puntato il dito contro questa istituzione: «Bambini in diverse aree del paese vanno a dormire senza aver mangiato, anche quelli senza fissa dimora, ma la SAHRC che dovrebbe occuparsene non sta facendo pressione su nessuno dei ministeri preposti affinchè intervengano».

La situazione «sta sfuggendo fuori di mano», secondo FOSA, che «fa appello al presidente affinché si indaghi sull’operato della Commissione».

Il governo si schiera contro i violenti 

Il governo del presidente Cyril Ramaphosa ha risposto alle esortazioni per bocca del suo portavoce ad interim, Nomonde Mnukwa. «Se l’esecutivo comprende la naturale frustrazione dei cittadini con la pressione che soffre il sistema sanitario, dalle cliniche strapiene agli operatori esausti, d’altra parte chiamiamo il pubblico a sollevare le proprie rimostranze tramite i canali legali e appropriati», ha affermato il ministro.

«Farsi giustizia da soli non è accettabile e mette a repentaglio i valori custoditi nella nostra Costituzione». Il ministro ha quindi fatto riferimento alla già citata sezione 27, in cui si stabilisce che “tutti hanno il diritto all’accesso all’assistenza sanitaria”.

«Questo diritto non è suscettibile alla nazionalità o allo status migratorio delle persone. Negare questo sulla base delle origini di qualcuno è una violazione delle nostre leggi e dei nostri valori», ha ribadito il portavoce del governo.

Mnukwa ha anche assicurato che l’esecutivo è al lavoro per rafforzare il sistema sanitario, aumentando il personale e ampliando le risorse a disposizione delle strutture.

Allo stesso tempo, ha detto il dirigente, «il governo continua ad affrontare e gestire le questioni legate all’immigrazione in modo legale e ordinato», aggiungendo che gli agenti delle forze dell’ordine continueranno ad applicare l’approccio di tolleranza zero nei confronti dell’illegalità, adottando misure decisive contro gli individui che si fanno giustizia da soli e intimidiscono i pazienti nelle strutture sanitarie.

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