Sudan

È stato raggiunto la notte scorsa l’accordo che potrebbe mettere fine alla crisi sudanese.
Dopo due giorni di trattative mediate dagli inviati dell’Etiopia e dell’Unione africana, la giunta militare transitoria (TMC), al potere, e le forze di opposizione (FFC), hanno concordato sulla composizione del Consiglio Supremo, l’istituzione che avrà la presidenza del paese nei prossimi tre anni. Il Consiglio supremo sarà formato da 11 persone: 5 militari, 5 civili e 1 civile con un background militare. La presidenza del consiglio sarà a rotazione. I primi sei mesi saranno i militari a detenere la cruciale posizione.

Sarà anche insediato un governo tecnico indipendente, mentre è stato rimandato l’insediamento dell’assemblea legislativa nazionale che, secondo accordi precedenti, dovrebbe essere composta da 2/3 da persone nominate dall’opposizione. È stato trovato l’accordo anche per la nomina di una commissione d’inchiesta indipendente sui fatti del 3 giugno scorso, quando il presidio davanti al quartier generale dell’esercito fu spazzato via con la forza. In quei giorni ci furono più di 100 morti civili che dimostravano pacificamente.

La dichiarazione è stata diffusa durante una conferenza stampa questa mattina dall’inviato dell’Unione africana, Mohamed Hassan Lebatt. Omar al-Degair, uno dei leader delle FFC ha aggiunto: «Questo accordo apre la strada per la formazione delle istituzioni dell’autorità transitoria e speriamo che sia l’inizio di una nuova era». All’annuncio, una folla festante ha riempito le strade di Omdurman, la città gemella della capitale Khartoum, da cui è divisa dal Nilo.

Per la giunta militare, si hanno per ora solo le dichiarazioni di Mohammed Hamdan Dagalo, detto Hemeti, vicepresidente e comandante delle Rapid Support Forces, accusate di aver compiuto massacri in tutto il paese, compreso quello del 3 giugno scorso a Khartoum.

Cominciano già ad emergere anche giudizi critici sull’accordo. Azaz Elshami, un’attivista sudanese basata negli Usa, ha dichiarato ad Al Jazeera che l’accordo è un esercizio di pubbliche relazioni ed è destinato ad essere «il primo passo di un processo molto molto lungo». Ha anche aggiunto che è difficile fidarsi di un consiglio supremo in cui siederanno Hemeti e il generale Abdel Fattah al-Burhan, presidente del TMC, collusi con il precedente regime e che si sono di fatto rifiutati di consegnare il potere ai civili. (Redazione)

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