Sudan: annunciata la nascita di una nuova coalizione politica
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L’Alleanza “Watan” delle Forze rivoluzionarie per le questioni nazionali si propone di costruire un fronte civile di riconciliazione nazionale
Sudan: annunciata la nascita di una nuova coalizione politica
19 Febbraio 2026
Articolo di Redazione
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La città di Khartoum, liberata dall’occupazione delle milizie Forze di supporto rapido (RSF) nel marzo dello scorso anno, è da poco tornata ad essere la capitale amministrativa e già vi si registrano segnali di una ripresa dell’attivismo politico, in attesa della fine del conflitto che da ormai quasi tre anni insanguina il paese.

Nella capitale è stata infatti annunciata ufficialmente ieri la nascita di una nuova coalizione politica, l’Alleanza “Watan” (patria) delle Forze rivoluzionarie per le questioni nazionali (Revolutionary Forces for National Issues), che si propone di costruire un fronte civile di riconciliazione nazionale e un dialogo guidato dai sudanesi sul futuro del paese.

Della coalizione fanno parte una fazione separatista dell’Alleanza Unionista (Unionist Alliance), la Corrente Nazionale (National Current) – che include ex membri del Partito del Congresso Sudanese -, il Partito Socialista Arabo Ba’ath (Arab Socialist Ba’ath Party), la Corrente di Centro (Centre Current), la Volontà Nazionale (National Will) e il movimento giovanile “Haq”.

Al processo di creazione di questa nuova alleanza ha preso parte anche la fazione del Partito Nazionale Umma (National Umma Party – NUP), guidato da Mohamed Abdalla al-Doma, che sostiene le Forze armate sudanesi (SAF) nella guerra contro le RSF.

Forze armate che governano di fatto parte del paese dal giorno dell’avvio del conflitto, il 15 aprile 2023 e che hanno costretto all’esilio il movimento politico della società civile legato all’ex primo ministro Abdalla Hamdok, la coalizione “Somoud”.

Tra i principi fondanti dell’Alleanza “Watan” la formazione di un governo civile, il ripristino del sistema costituzionale e il disarmo di tutte le milizie che combattono al fianco sia delle RSF che delle SAF.

Tra i punti chiave ci sono anche l’esclusione dell’esercito dalla scena politica e lo scioglimento e il disarmo delle milizie, in modo da garantire che l’uso della forza sia espresso esclusivamente da un esercito unico e unificato.

Altri obiettivi dichiarati sono: preservare l’unità territoriale e la sovranità del Sudan, promuovere il consenso nazionale e la pace sociale, combattere l’incitamento all’odio.

La nuova alleanza è organizzata in tre livelli amministrativi: un organo di leadership, un segretariato generale e un consiglio supremo di coordinamento.

Quest’ultimo, riporta il Sudan Tribune, “dovrebbe includere diverse entità in tutto il paese, tra cui comitati di resistenza, organizzazioni giovanili e femminili, ordini sufi e settori professionali”.

I leader dell’alleanza sottolineano la propria indipendenza dalle autorità militari, ma alcuni analisti fanno notare l’insolita concomitanza del lancio della coalizione con i recenti sforzi di sensibilizzazione politica del capo dell’esercito Abdel Fattah al-Burhan, alla ricerca del sostegno dei tradizionali elettori – tra cui l’influente setta Ansar, storicamente allineata al NUP – nel tentativo di ottenere legittimità e consenso internazionale.

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