Il brigadiere generale Santo Domic, alto ufficiale delle Forze di difesa popolare del Sud Sudan (SSPDF), l’esercito sudsudanese, ha dichiarato ai giornalisti che ieri un attacco con droni da parte presumibilmente dell’esercito sudanese (SAF) ha ucciso sette soldati delle SSPDF presso il giacimento petrolifero di Heglig, nel Kordofan Occidentale, in Sudan, controllato dalle milizie Forze di supporto rapido (RSF) dall’8 dicembre.
Domic ha affermato che l’attacco è avvenuto nonostante fosse stato raggiunto un accordo tripartito tra il comandante in capo delle SAF, generale Abdel-Fattah al-Burhan, il capo delle RSF, generale Mohammed Hamdan Dagalo, e il presidente sudsudanese Salva Kiir.
L’accordo, secondo quanto dichiarato dal generale sudsudanese Paul Nang Majok, che ha visitato il giacimento petrolifero, prevede che sia l’esercito sudanese che le RSF si ritirino dal sito, lasciando alle SSPDF, in veste di esercito neutrale, la responsabilità della protezione degli impianti, vitali per l’export petrolifero di Juba e per le casse statali di Khartoum. In effetti, secondo quanto comunicato da Domic, le RSF avevano lasciato la cittadina, come confermato da un filmato girato in proposito.
«Hanno concordato che questo giacimento petrolifero debba essere protetto e messo in sicurezza perché ha un’importanza strategica sia per il Sudan che per il Sud Sudan», aveva specificato Majok.
Heglig, è un piccolo centro di confine tra lo stato sudanese del Kordofan Occidentale e quello sudsudanese di Unity, e ospita alcuni degli impianti petroliferi più importanti del Sudan, tra cui circa 75 pozzi, serbatoi di stoccaggio e stazioni di lavorazione.
Si tratta di uno snodo cruciale dell’oleodotto Greater Nile Oil Pipeline, lungo 1.600 chilometri, che trasporta il greggio dal giacimento petrolifero di Unity, in Sud Sudan, a Port Sudan per l’esportazione.
Intervenendo una volta ancora riguardo alla tragica situazione in cui versa il Sudan così come sull’incertezza per il futuro del Sud Sudan, il vescovo di Bentiu, capitale dello stato di Unity, mons. Christian Carlassare, esprimendo la voce degli altri vescovi dei due paesi ha dichiarato in un’intervista: «Non c’è rispetto per la vita umana in questo conflitto. Dovremmo sentire tutti una forte preoccupazione insieme alla comunità internazionale».
Mons. Carlassare ha menzionato i recenti bombardamenti con droni nel Kordofan Meridionale, nella città di Kalogi, dove il 4 dicembre sono stati bombardati un ospedale rurale e una struttura governativa, con almeno 114 morti, tra i quali 63 bambini della scuola d’infanzia al-Hanan, altri 35 dei quali sono rimasti feriti.
Il Sudan Relief Fund, un ente di beneficenza profondamente legato alla Chiesa cattolica, ha affermato che il bilancio delle vittime potrebbe essere stato superiore a quanto riportato. E Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha confermato che paramedici e soccorritori sono stati attaccati mentre cercavano di trasportare i bambini feriti dall’asilo all’ospedale.
Ghebreyesus ha anche comunicato che dall’inizio del conflitto, nell’aprile 2023, l’OMS ha verificato 198 attacchi contro strutture sanitarie, che hanno ucciso 1.735 medici, operatori e pazienti, e ne hanno feriti 438, ricordando che «gli attacchi contro l’assistenza sanitaria sono una violazione del diritto internazionale umanitario e devono cessare».
Monsignor Carlassare ha pertanto ribadito l’appello dei vescovi dei due paesi per un cessate il fuoco e per l’avvio di veri colloqui di pace e ha aggiunto: «Le parti in conflitto stanno prendendo di mira le risorse e stringono nuove alleanze per mantenere viva la guerra. Il Sud Sudan, dal canto suo, deve tenersi fuori dal conflitto in Sudan e mediare piuttosto per una risoluzione che porti la pace».
Commentando poi il riposizionamento delle forze governative di Khartoum verso il Sud Sudan ha ribadito che il conflitto sta già colpendo anche la regione e la diocesi di cui è la guida pastorale.