Sudan

Sabato centinaia di migliaia di persone sono scese ancora una volta nelle strade in diverse località del paese chiedendo la fine del regime.

A Khartoum una folla di decine di migliaia di persone si è diretta al quartiere generale dell’esercito, non lontano da altri uffici governativi e dallo stesso ufficio del presidente, Omar Hassan al-Bashir, e hanno cominciato un sit-in che dura anche in queste ore. I dimostranti, di tutte le età, compresi anziani portati sulle spalle dai nipoti, intenderebbero continuare a presidiare la piazza fino alla caduta del regime.

La folla ha chiesto all’esercito di proteggere la gente, secondo il suo mandato costituzionale. Secondo indiscrezioni, il presidente, invece, avrebbe ordinato alle forze di sicurezza, il National intelligence and security service (Niss), di intervenire con la forza. Nelle dimostrazioni di questi giorni, secondo l’opposizione, ci sarebbero stati almeno 5 morti, che vanno ad aggiungersi alle circa 50 vittime dall’inizio della protesta popolare, lo scorso dicembre.

Si cominciano a notare crepe nella fedeltà dell’esercito. Secondo testimoni oculari, sabato diversi ufficiali sarebbero usciti sulla piazza tra i dimostranti offrendo loro acqua e cibo. Questa mattina all’alba avrebbero protetto la piazza dall’assalto delle forze di sicurezza che avevano cominciato a sparare in aria nel tentativo di disperdere i dimostranti, che però non si sono fatti intimidire. Secondo testimoni oculari, dal quartier generale dell’esercito sarebbe stato ordinato alle persone in piazza di sdraiarsi per terra, e unità dell’esercito avrebbero a loro volta sparato in aria, impedendo alle forze del Niss di avanzare e continuare la loro azione.

L’opposizione che si rifà al documento Freedom and change declaration, il cartello guidato dalle associazioni dei professionisti (ce n’è un altro dei partiti islamisti) ha annunciato una conferenza stampa per il pomeriggio dal sit-in davanti al quartier generale dell’esercito.

Ieri tutto il paese è stato oscurato da un black out. Il ministro dell’energia ha detto che i tecnici stanno lavorando per risolvere il problema, ma finora non ha spiegato la causa dell’interruzione.

In alcuni twitt riportati dai mass media, si dice che i paesi arabi avrebbero già offerto ospitalità al presidente e che l’Egitto sarebbe pronto ad evacuarlo, se richiesto. (Redazione)

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