Sudan

Nei giorni scorsi il presidente sudanese Omar Al Bashir ha proposto un cessate il fuoco di due mesi e l’amnistia per i ribelli che avessero accettato di sedersi al tavolo del dialogo nazionale, da lui stesso presieduto e da tenersi nel paese.

Non si sono fatte attendere le considerazioni dei leader del Sudan Revolutionary Front (Srf) il coordinamento dei movimenti di opposizione armata sudanese, che considerano le proposte motivate da considerazioni di politica interna e internazionale.

Sulla tregua, osservano che nei prossimi due mesi, con le strade rese impraticabili dalla stagione delle piogge, normalmente le operazioni militari si fermano. Rilanciano invece la loro proposta di sei mesi di cessazione delle ostilità, che andrebbe ben preparata e programmata e non solo dichiarata, che dovrebbe permettere il necessario intervento umanitario in soccorso della popolazione e preparare un terreno favorevole per un serio dialogo nazionale.

L’amnistia è stata definita da Malik Agar, presidente del Srf, come “pura e semplice propaganda” perché le modalità annunciate non permetterebbero in pratica di usufruirne. Abdel Waid, al Nuur, capo del darfuriano Sudan Liberation Movement, ha osservato che è il presidente ad aver bisogno dell’amnistia, dal momento che è accusato di crimini contro l’umanità e genocidio dal tribunale penale internazionale. Agar ha infine ribadito che un dialogo nazionale presieduto dal presidente all’interno del paese è inaccettabile per i gruppi combattenti, che ribadiscono la necessità che sia tenuto fuori dal paese e presieduto da una terza parte indipendente. (Radio Dabanga)