Sudan: BNP Paribas condannata negli USA per il sostegno al regime di al-Bashir
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Per i giudici i finanziamenti concessi tra il 1997 e il 2011 avrebbero contribuito a foraggiare i crimini contro i civili in Darfur e nei Monti Nuba
Sudan: BNP Paribas condannata negli USA per il sostegno al regime di al-Bashir
20 Ottobre 2025
Articolo di Redazione
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In Sudan il colosso bancario francese BNP Paribas ha contribuito a sostenere il regime dell’ex dittatore Omar al-Bashir, rendendosi corresponsabile dei crimini di pulizia etnica commessi tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del 2000 dal regime contro i civili nella regione occidentale del Darfur e in quella centrale dei Monti Nuba, in violazione delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Lo ha stabilito un tribunale di New York al quale avevano fatto ricorso tre sudanesi – oggi cittadini statunitensi – che in aula hanno testimoniato le atrocità subite. Nella sentenza, emessa il 17 ottobre scorso, i giudici hanno stabilito per i ricorrenti un risarcimento complessivo di 20,5 milioni di dollari.  

«La giuria ha riconosciuto che gli istituti finanziari non possono chiudere un occhio sulle conseguenze delle loro azioni», ha affermato uno degli avvocati dell’accusa.

Annunciando un ricorso, BNP Paribas parla di una “sentenza chiaramente errata, basata su una distorsione del diritto svizzero di riferimento e che ignora importanti prove che la banca non era autorizzata a presentare”.

La difesa fa notare che in base a questo storico verdetto la banca potrebbe essere obbligata a pagare miliardi di dollari di risarcimento ad oltre 20mila altri rifugiati sudanesi negli Stati Uniti.

La sentenza è stata infatti emessa nell’ambito di una class-action intentata per la prima volta nel 2016 e archiviata nel 2018, ma riaperta da una Corte d’Appello federale un anno dopo. Nell’aprile 2024 il giudice distrettuale Alvin Hellerstein di Manhattan aveva respinto una nuova richiesta di archiviazione e stabilito che vi fossero i presupposti per il rinvio a giudizio. Il processo si era dunque aperto l’8 settembre 2025.

Il dittatore islamista Omar al-Bashir è ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio per le campagne di pulizia etnica compiute contro le popolazioni non arabe o arabizzate del Darfur e dei Monti Nuba.

Crimini che nel 2004 gli Stati Uniti avevano riconosciuto come genocidio.

Al-Bashir era stato deposto e arrestato nell’aprile 2019, dopo mesi di sollevazioni popolari, ma non è mai stato consegnato alla giustizia internazionale essendo stato liberato dal carcere in cui si trovava a Khartoum poco dopo lo scoppio del conflitto, tutt’ora in corso, tra l’esercito e la milizia Forze di supporto rapido (RSF).

Non è la prima volta che il colosso bancario francese siede al tavolo degli imputati negli Stati Uniti per il suo ruolo in Sudan. Nel 2014 aveva ammesso la sua colpevolezza, pagando una sanzione di 8,97 miliardi di dollari ed evitando un processo per aver trasferito miliardi di dollari a entità sudanesi (ma anche iraniane e cubane) sottoposte a sanzioni statunitensi. In quell’occasione le vittime non avevano ricevuto alcun risarcimento.

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