Conflitti
Le elezioni sudanesi previste per aprile si avvicinano e da qualche mese il presidente Al-Bashir ha lanciato una campagna militare per annientare i gruppi d'opposizione armata in Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile. A subirne le conseguenze è sempre la popolazione con morti e sfollati. La crisi alimentare incombe.

In Sudan si acutizzano i conflitti, in vista delle elezioni previste per il prossimo aprile. Nelle regioni dove è in atto un conflitto armato (Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile), è in pieno svolgimento la “Summer Campaign”, una campagna militare, lanciata dal presidente stesso negli ultimi mesi del 2014, con l’obiettivo, proclamato in diversi infervorati discorsi, di annientare i gruppi dell’opposizione armata prima della prossima stagione delle piogge. Dall’inizio di dicembre le tre aree sono soggette a frequenti e pesanti bombardamenti, tutti rivolti ad obiettivi civili.

Nuba Report, un network di reporter locali che trasmette direttamente dalle linee del fronte, afferma che l’offensiva dell’esercito governativo nei Monti Nuba aveva come obiettivo la ripresa delle posizioni del Sudan People’s Liberation Movement-North (Splm-n, partito militante sudanese che è impegnato in una rivolta attiva contro il governo) sull’altopiano strategico di Daloka, che sovrasta la capitale del Sud Kordofan, Kadugli. L’attacco è stato respinto. Allora sarebbero cominciati i pesanti bombardamenti. Numerosi gli obiettivi civili colpiti, compresa una scuola, nel villaggio di Katcha, in cui sarebbero morti almeno due studenti e numerosi altri sarebbero stati feriti.

Nella zona di Talodi, invece, sarebbero state sganciate due o tre bombe ogni 10 minuti durante tutta la giornata, a partire dal 4 gennaio e per diversi giorni. In tutta la zona le due parti si stanno confrontando aspramente, non solo sul campo di battaglia, ma anche in quello dell’informazione. L’esercito governativo ha più volte diffuso comunicati in cui affermava di aver ormai preso saldo controllo di vaste zone. Sarebbe effettivamente riuscito ad arrivare fino a una ventina di chilometri da Kauda, la roccaforte dell’Splm-n, prima di essere ricacciato alle linee di partenza o quasi, non senza aver lasciato nelle mani dei ribelli numerosi mezzi di trasporto ed interi depositi di armi.

Le foto sono state fatte circolare per giorni dai portavoce del gruppo ribelle attraverso i social network. Nella battaglia sarebbero stati fatti anche numerosi prigionieri, tra i quali ci sarebbero anche molti minori. L’agenzia di coordinamento degli affari umanitari del governo di Khartoum, (Hac), da parte sua, si aspetta un afflusso di profughi dalle zone dei combattimenti; in un suo comunicato accenna al monitoraggio del movimento di circa 145.000 persone.

Nel Blue Nile le azioni militari della “Summer Campaign” sono cominciate in gennaio. L’area di Yabus, una cittadina ormai quasi completamente abbandonata dalla popolazione, nelle zone controllate dall’Splm-n, è stata pesantemente bombardata e due donne sono rimaste uccise.

Obiettivi dei bombardamenti sono stati anche i campi di cereali pronti per il raccolto. Già in novembre la situazione della disponibilità di cibo era molto critica nella zona, a detta di Ibrahim Yassin, coordinatore delle operazioni umanitarie per l’Splm-n. Le recenti distruzioni dei campi coltivati hanno certamente di molto peggiorato le possibilità della popolazione di resistere ad un’incombente crisi alimentare.

In Darfur le operazioni militari, condotte prevalentemente dalle milizie paragovernative note come Rapid Support Forces (Rsf), che agiscono in tutto e per tutto come i tristemente noti janjaweed, hanno preso di mira soprattutto il Jebel Marra Orientale e l’area tra Tawila e Tabit, poco a sud della capitale del Nord Darfur, El Fashir. All’inizio di gennaio l’esercito governativo avrebbe preso il controllo di aree che da anni erano nelle mani dell’opposizione. La distruzione dei villaggi, i bombardamenti quotidiani, le razzie di bestiame e l’incendio dei campi coltivati ha provocato un imponente flusso di sfollati. 20.000 sarebbero le persone che hanno cercato scampo nelle gole del Jebel Marra, dove si trovano senza nessuna possibilità di trovare cibo, acqua e rifugio. Secondo Mukhtar Bosh, leader comunitario e coordinatore dei campi della zona di Tabila, sarebbero 10.000 i nuovi arrivati in cerca di protezione.

Ma lo scontro si gioca anche sul terreno politico. Nelle scorse settimane il Niss, la polizia di sicurezza nazionale del governo di Khartoum, ha chiesto lo scioglimento dell’Umma Party, il maggior partito di opposizione, accusando il suo presidente, Sadiq Al Mahadi, di aver agito contro la costituzione e la legge per aver firmato nell’agosto scorso a Parigi un accordo con i movimenti dell’opposizione armata, raggruppati nel Sudan Revolutionary Front (Srf). La direzione dell’Umma Party, a maggioranza e su suggerimento del presidente stesso, che da settimane ormai si trova al Cairo, ha risposto congelando l’attività pubblica per passare all’attività clandestina. Nelle ultime dichiarazioni pubbliche, l’obiettivo delle forze di opposizione risulta essere sempre più esplicitamente la caduta del regime attraverso una rivolta popolare.

Nella foto in alto alcuni combattenti dell’Splm-n nella regione dei Monti Nuba (Fonte: paulonunesdossantos.photos). Nella cartina sopra, il Sudan e le regioni interessate dai combattimenti.