Sudan

Le manifestazioni di massa per richiedere il trasferimento dei poteri ad un governo civile non si fermano. Ieri, al tramonto, centinaia di migliaia di persone si sono di nuovo ammassate davanti al quartiere generale dell’esercito, dove il presidio non si è mai interrotto dal 6 aprile.

Le forze di opposizione del cartello che si riconosce nella Dichiarazione per la libertà e il cambiamento, hanno intanto presentato una proposta di governance per un periodo di transizione di quattro anni, guidato da un governo civile con la rappresentanza dell’esercito.

È previsto un collegio di presidenza di tre persone, simbolo della sovranità del paese e un governo tecnico guidato da un primo ministro, espressione di un parlamento di 140 seggi, il 40% dei quali riservati alle donne. La proposta implicherebbe perciò il passaggio da un sistema presidenziale a uno parlamentare.

Intanto, secondo diverse fonti, dopo una settimana dalla sua deposizione, l’ex presidente Omar Hassan al-Bashir sarebbe stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Kober, a Khartoum Nord, quello in cui vengono detenuti i prigionieri politici. Testimoni avrebbero visto arrivare al carcere un convoglio di vetture con uomini armati, si suppone per garantire la sicurezza dell’ex presidente.

Fino a quel momento, al-Bashir sarebbe stato agli arresti domiciliari, nella sua residenza che si trova all’interno del compound del quartier generale dell’esercito. Il Consiglio militare transitorio che ha preso il potere a Khartoum ha ripetutamente dichiarato che l’ex presidente sarebbe stato processato nel paese e non sarebbe stato consegnato alla Corte penale internazionale (Cpi), da cui è ricercato per dieci capi d’accusa, di cui tre per genocidio, per episodi relativi alla guerra in Darfur.

Continuerebbe anche l’ondata di arresti di persone implicate con il passato regime, in particolare esponenti di rilievo del partito allora al potere, in National congress party (Ncp). Secondo le dichiarazioni del portavoce del consiglio militare transitorio, Shams al-Din Kabash, sono stati arrestati anche due dei fratelli dell’ex presidente, Abdullah e Alabas al-Bashir. (Redazione)