Sudan

In Sudan continua una dura repressione militare iniziata il 3 giugno, nonostante i tentativi di mediazione del primo ministro etiopico, Abiy Ahmed, le pressioni dei nuovi alleati, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e la decisione dell’Unione africana di sospendere dall’organizzazione il paese fino al trasferimento dei poteri ad un governo civile.

Venerdì notte, dopo aver partecipato all’incontro con Ahmed, alcuni leader dei gruppi aderenti alle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc) sono stati arrestati dalle forze di sicurezza. Si tratta di Ismail Jalab, segretario generale dell’Splm-N, ala Malik Aggar, e di Mubarak Ardol, portavoce del movimento.

Altri membri della delegazione del movimento rientrati a Khartoum nelle scorse settimane sono stati selvaggiamente picchiati. Tra loro il fratello minore di Yassir Arman, vicepresidente dell’Splm-N arrestato nei giorni scorsi. È stato arrestato anche Mohamed Ismat, membro della direzione di un partito aderente alle Ffc, che pure aveva partecipato all’incontro con il leader etiopico.

Venerdì ci sono state manifestazioni popolari partite da diverse moschee alla fine della preghiera. Contro i manifestatati sono stati lanciati lacrimogeni e sono stati sparati colpi di arma da fuoco ad altezza d’uomo. 4 civili disarmati sarebbero stati uccisi. Secondo nostre fonti a Khartoum scontri e sparatorie continuano anche in queste ore nei quartieri periferici della città.

Assalti a presidi e dimostrazioni anche a Port Sudan e Gedaref. Voci raccolte da nostre fonti a Khartoum parlano di diverse decine di morti.

Secondo la denuncia del Coordinamento dei medici legato all’opposizione, i miliziani delle Rapid support forces hanno addirittura assaltato gli ospedali alla ricerca di oppositori, terrorizzando il personale che sta lavorando da giorni per far fronte all’emergenza, mentre ormai mancano sangue e farmaci, anche di base. Intanto il numero dei morti continua a salire. 118 quelli accertati finora solo a Khartoum.

Ma la repressione non ha fermato la protesta. Ieri è stata massiccia l’adesione allo sciopero generale dichiarato dalle Ffc. Immagini, girate in gran parte con gli smartphone, mostrano vie deserte, negozi chiusi e strade rese impraticabili ai veicoli con diverse linee di basse barricate. Numerose anche le manifestazioni di sostegno dalle comunità sudanesi della diaspora in diverse città europee e nordamericane. (Redazione)