Sudan / Darfur

Venerdì scorso uomini armati hanno incendiato una moschea in costruzione nel villaggio di Labous, distretto di Kutum, stato del Nord Darfur. La costruzione, a cui lavorava un gruppo di persone ritornate dai campi profughi di Kassab e Fata Borno, era intesa come preparazione al ritorno nel villaggio di molti degli abitanti che erano stati nei campi profughi per molti anni. I miliziani hanno detto loro chiaramente di essere contrari al ritorno degli sfollati.

Esperienza simile sabato, per altri sfollati che stavano ritornando a casa nel villaggio di Nangido, a nord del campo di Fata Borno. Sono stati fermati da un gruppo di uomini in uniforme, a bordo di una Land Cruiser e diverse motociclette, che hanno dichiarato che quella terra «era stata liberata da loro ed era di loro proprietà».

I fatti sono stati confermati dal rappresentante della zona al parlamento nazionale, El Tayeb Kafwat, che ha proseguito: «I discorsi del governo sul ritorno volontario sono contrari alla realtà» per quanto riguarda il Nord Darfur. Ha aggiunto di aver recentemente visitato diverse aree destinate al ritorno volontario e numerosi campi profughi posti nel suo collegio elettorale, di aver parlato con i leader comunitari e di aver verificato che «non c’è un ambiente favorevole al ritorno volontario».

Inoltre non c’è nessuna forma di protezione per chi decide di tornare al suo villaggio o di insediarsi in quelli, definiti come modello, costruiti con fondi del Qatar e che sono uno dei provvedimenti contenuti nell’accordo di pace firmato a Doha nel luglio del 2011. (Radio Dabanga)