«Un’operazione pianificata e organizzata che porta con sé le caratteristiche distintive del genocidio». Non usa mezzi termini il presidente della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite per il Sudan, Mohamed Chande Othman, nel descrivere i risultati del rapporto sui crimini commessi dai miliziani Forze di supporto rapido (RSF) durante e dopo l’assedio e la cattura di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, tra il 26 e il 27 ottobre 2025.
«L’insieme delle prove che abbiamo raccolto – tra cui l’assedio prolungato, la fame e la negazione degli aiuti umanitari, seguiti da uccisioni di massa, stupri, torture e sparizioni forzate, l’umiliazione sistematica e le dichiarazioni degli stessi autori – porta a una sola conclusione plausibile», ha affermato Mona Rishmawi, esperta della Missione di inchiesta. «Le RSF hanno agito con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, le comunità zaghawa e fur a El Fasher. Questi sono i tratti distintivi del genocidio».
A El Fasher e dintorni la Missione, si legge nel report, “ha documentato un modello crescente che dimostra il coordinamento, la presa di mira e la ripetizione di attacchi basati sull’identità, legati all’etnia, al genere e alla presunta affiliazione politica, che hanno portato a uccisioni di massa, gravi danni fisici e mentali, stupri diffusi e altre forme di violenza sessuale, detenzioni arbitrarie, torture e trattamenti crudeli, e sparizioni forzate, il tutto accompagnato da una retorica disumanizzante e sterminatrice”.
Sterminio pianificato
In 19 pagine il rapporto descrive l’orrore dei massacri attraverso i racconti dei superstiti, evidenziando come non si sia trattato di eccessi occasionali, ma di una volontà di sterminio pianificata e già attuata contro altre comunità non arabe in diverse zone di guerra in Sudan.
“Questi atti non erano accessori alle ostilità, ma sono stati commessi in un modo e in un contesto che dimostravano l’intenzione di distruggere i gruppi presi di mira” in “una manifestazione acuta di modelli coerenti con la violenza genocida”.
Nessuna prevenzione
Crimini di guerra e contro l’umanità, puntualizza la Missione ONU, che si sono verificati nonostante vi fossero da tempo incontrovertibili e ripetuti segnali di allarme.
Tra questi, le numerose denunce riguardanti la campagna di pulizia etnica perpetrata dalle RSF a Geneina, nel Darfur occidentale, e quella, più recente, operata dalle Forze armate sudanesi (SAF) e dalle milizie islamiste alleate negli stati sud-orientali di Gezira (o Al Jazirah) e Sennar.
“L’escalation da attacchi mirati etnicamente ad atti che corrispondono agli elementi materiali del genocidio dimostra un fallimento della prevenzione, nonostante chiari segnali di allarme. Non sono state adottate misure efficaci per dissuadere le RSF dal proseguire il loro percorso distruttivo”, si legge nel rapporto.
Rischio”elevato” di nuovi genocidi
Un orrore che, avvertono gli esperti, rischia di ripetersi. “In assenza di un’efficace prevenzione e di un accertamento delle responsabilità – compresi coloro che facilitano, aiutano o favoriscono questi crimini -, la Missione ritiene che il rischio di ulteriori atti genocidari rimanga elevato e persistente”, è il monito che chiude il report.
«Con l’espansione del conflitto nella regione del Kordofan, è urgente proteggere i civili, ora più che mai», ha avvertito Joy Ngozi Ezeilo, membro esperto della Missione di accertamento dei fatti.
Sanzionati tre comandanti delle RSF
In merito alle responsabilità si registrano le mosse da parte dell’Unione Europea, del Regno Unito e degli Stati Uniti che hanno imposto sanzioni a tre alti comandanti delle RSF collegati ai crimini perpetrati a El Fasher.
Si tratta del generale di brigata El-Fatih Abdallah Idris Adam (alias Abu Lulu), del comandante per il Darfur settentrionale, generale maggiore Gedo Hamdan Ahmed Mohamed (noto come Abu Shok), e del comandante sul campo Tijani Ibrahim Moussa Mohamed (detto Al Zeir Salem).