Ritardi nelle operazioni di voto
Secondo giorno di votazioni oggi. I sudanesi si recano alle urne per la prima volta dopo 24 anni. Un voto che tutti gli osservatori definiscono estremamente confuso. Denunce di brogli ed irregolarità in tutto il paese, dove i seggi hanno aperto con notevole ritardo.

Ritardi, liste dei votanti incomplete, propaganda elettorale all’interno dei seggi: sono state sufficienti appena poche ore per rendersi conto della totale confusione in cui si sta svolgendo il voto in Sudan. Secondo un rapporto preliminare della missione di osservazione delle organizzazioni della società civile, il 48% dei seggi presenti negli stati di Khartoum, Kassala, Gedaref e Gezira, hanno aperto in ritardo.

Alcuni addirittura non sarebbero riusciti ad aprire le porte fino a mezzogiorno. La mattina mancava diverso materiale, tra cui le stesse schede elettorali. I 500 osservatori della società civile, che stanno monitorando in queste ore le operazioni di voto, hanno rilevato numerose irregolarità anche all’interno degli stessi seggi. Nel 41% dei casi mancherebbe persino lo spazio necessario a garantire la segretezza del voto, mentre nel 26% delle postazioni, è stato trovato materiale di propaganda elettorale.

È il caos, dunque. Basti pensare che il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, è andato a votare, ieri, dopo aver aspettato circa 20 minuti che il seggio aprisse. Dopodiché avrebbe inserito la propria scheda nell’urna sbagliata.
In diversi uffici nel sud il voto non sarebbe neanche iniziato. Gli ex ribelli sudisti del Sudan People’s Liberation Movement (SPLM), hanno denunciato la sparizione di schede elettorali ed errori nella compilazione delle liste. Tanto da chiedere di prorogare per 4 giorni le elezioni.

I partiti di opposizione, che stanno boicottando il voto, hanno già rilevato più di un centinaio di irregolarità.
I sudanesi avranno tempo fino a martedì per esprimere un voto estremamente complicato. Bisogna infatti rinnovare le amministrazioni del Nord e del Sud Sudan, (regione semi autonoma).

Occorre dunque scegliere i presidenti, i membri dei due parlamenti e quelli delle assemblee regionali con i rispettivi governatori: in tutto sono richieste ben 12 preferenze. In aggiunta a tutto ciò, il boicottaggio di gran parte delle forze politiche consegna di fatto la vittoria all’attuale presidente Omar Hassan El Bashir, al potere dal 1986, dopo un colpo di stato incruento.