Sudan: le Emergency Response Rooms vincono il Right Livelihood Award
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Il premio Nobel alternativo assegnato alla rete comunitaria di sostegno per il suo ruolo nel fornire assistenza umanitaria alla popolazione stremata dalla guerra
Sudan: le Emergency Response Rooms vincono il Right Livelihood Award
02 Ottobre 2025
Articolo di Redazione
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Volontari delle Emergency Response Rooms distribuiscono generi di prima necessità (Credit: Right Livelihood)

Giusto un anno fa erano state candidate al premio Nobel per la pace. Ora per loro è arrivato il primo importante riconoscimento internazionale. Le Emergency Response Rooms hanno vinto il Right Livelihood Award, detto anche premio Nobel alternativo, per il loro ruolo nel fornire assistenza umanitaria alla popolazione stremata dalla guerra in Sudan.

Le Emergency Response Rooms sono una rete di mutuo soccorso incentrata sulle persone e sulle comunità in cui vivono che opera in modo decentralizzato e multilivello con 737 basi di quartiere sparse nei 18 stati del Sudan.

Intervengono nei modi più disparati: dando ospitalità a sfollati e ai più vulnerabili, supportando gli ospedali con assistenza medica, assicurano cibo, acqua e carburante, o riparando le linee elettriche e di comunicazione danneggiate dai combattimenti.

Sono un’organizzazione dal basso che ha coperto il vuoto lasciato da uno stato disintegrato da quasi due anni e mezzo di conflitto, ad esempio organizzando siti di sfollamento, trovando per le persone vie sicure di fuga, o allestendo cucine e cooperative comunitarie per l’acquisto e la distribuzione di cibo per chi è intrappolato nelle aree più colpite.

Molti dei circa 10mila volontari sono membri dei comitati di resistenza, gruppi che hanno svolto un ruolo di primo piano nelle proteste popolari che nel 2019 portarono alla caduta del dittatore di lungo corso Omar al-Bashir, facendo intravedere la possibilità di una svolta democratica che appare, purtroppo, ancora lontana.

Il premio gli è stato assegnato “per aver costruito un modello resiliente di mutuo soccorso, in mezzo alla guerra e al collasso dello stato, che sostiene milioni di persone con dignità”.

“Il loro lavoro – si legge ancora nella motivazione – comporta grandi rischi personali: i membri sono stati arrestati, torturati e uccisi per il loro impegno nella protezione dei civili. Eppure, il loro modello decentralizzato, basato sul volontariato, si è dimostrato resiliente, efficiente e affidabile per le comunità. Oltre a salvare vite umane, coltivano una cultura di compassione e solidarietà che getta le basi per la futura società civile e il rinnovamento democratico del Sudan”.

“Mentre autoritarismo e divisioni aumentano a livello globale, i vincitori del premio Right Livelihood 2025 stanno tracciando una strada diversa: una strada radicata nell’azione collettiva, nella resilienza e nella democrazia per creare un futuro vivibile per tutti”, ha dichiarato la fondazione a proposito dei cinque vincitori, scelti tra 159 candidati di 67 paesi.

Premiati assieme alle Emergency Rooms sudanesi quest’anno anche Audrey Tang, una hacker taiwanese che “riprogramma i sistemi per il bene pubblico”, il gruppo di attivisti Justice for Myanmar, l’attivista climatico e avvocato dell’isola di Guam, in Micronesia, Julian Aguon e l’organizzazione Pacific Island Students Fighting Climate Change che hanno portato per la prima volta la crisi climatica davanti alla Corte internazionale di giustizia.

Tra i precedenti vincitori del Right Livelihood Award figurano l’attivista svedese per il clima Greta Thunberg, l’attivista ambientale kenyano Phyllis Omido e il ginecologo congolese Denis Mukwege. 

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