Sudan: l’esercito rafforza il controllo sulle milizie alleate
Conflitti e Terrorismo Sudan
Rimpasto ai vertici delle Forze armate all’indomani di un incontro “segreto” tra al-Burhan e il consigliere per l'Africa del Dipartimento di stato americano
Sudan: l’esercito si riorganizza e rafforza il controllo sulle milizie alleate
19 Agosto 2025
Articolo di Redazione
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Il generale Abdel Fattah al-Burhan (al centro) e i suoi nuovi alti ufficiali (Credit: Facebook)

Il capo delle Forze armate sudanesi (SAF), che presiede anche il Consiglio Sovrano, organo di governo de facto del paese, rafforza il suo controllo sull’esercito e sulle milizie alleate.

Ieri, per la prima volta dall’inizio del conflitto, il 15 aprile 2023, il generale Abdel Fattah al-Burhan ha operato una radicale riorganizzazione militare, formando “una nuova presidenza dello Stato Maggiore Congiunto”, secondo una nota del portavoce dell’esercito Nabil Abdallah.

Diversi alti ufficiali che hanno combattuto finora contro le milizie Forze di supporto rapido (RSF) sono stati congedati, alcuni dopo essere stati promossi. Tra questi l’ex comandante dell’aeronautica, il tenente al-Tahir Mohamed al-Awad al-Amin, messo in pensione dopo essere stato promosso al grado di generale.

Al-Amin è uno degli ufficiali sottoposti a sanzioni da parte dell’Unione Europea che lo accusa del “bombardamento aereo indiscriminato di aree residenziali densamente popolate”.

Altri nuovi vertici sono stati nominati alla guida dell’aeronautica e delle forze di difesa aerea.

Resta invece al suo posto il generale Mohamed Osman al-Hussein al-Hasan, capo di stato maggiore dal 2019, anche se diversi suoi vice sono stati sostituiti. Le nuove nomine riguardano la logistica, l’addestramento, l’amministrazione, nonché il vertice dell’intelligence militare.

Con un altro decreto al-Burhan ha inoltre posto sotto il controllo delle Forze armate tutti gli altri gruppi che combattono a fianco dell’esercito, tra cui ex ribelli del Darfur (riuniti nella coalizione Joint Forces), le brigate islamiste e le milizie composte da civili.

Cambio di strategia

La mossa è letta come un modo per rendere più efficaci le manovre offensive e difensive ed impedire lo sviluppo futuro di altri centri di potere nell’esercito, come avvenuto in passato con le RSF, nate come forza paramilitare di sostegno all’esercito e che di recente ha istituito un governo parallelo nelle zone sotto il suo controllo.

Una riorganizzazione che avviene mentre SAF e alleati cercano di consolidare il controllo delle regioni centrali e orientali, e di non perdere quello sulla capitale del Darfur settentrionale, El-Fasher, sotto assedio da oltre un anno.

Ma anche all’indomani di un incontro “segreto” a Ginevra, l’11 agosto, tra al-Burhan e Massad Boulos, consigliere senior per l’Africa del Dipartimento di stato americano, colloqui che sono stati i primi ad alti livelli tra i due paesi dall’elezione di Trump alla Casa Bianca.

Catastrofe umanitaria

La situazione umanitaria, già catastrofica, è intanto in continuo peggioramento. Il Programma alimentare mondiale (PAM) stima che circa metà della popolazione – 25 milioni di persone – stia affrontando livelli estremi di fame, con circa 5 milioni di bambini e madri che soffrono di malnutrizione acuta.

La carestia e le morti per assenza di cibo si moltiplicano così come dilagano malattie come il colera. Oltre l’80% degli ospedali e dei centri sanitari nelle zone di conflitto non sono più operativi. Oltre 10 milioni di persone sono sfollate e in condizioni disperate, anche per il blocco dell’ingresso di aiuti umanitari.

A questo si aggiungono le violenze contro i civili, in particolare donne e ragazze, vittime di abusi sessuali etnicamente mirati, con torture ed esecuzioni sommarie compiute da entrambe le parti in conflitto.

Appello all’ONU: le atrocità non restino impunite

Il Sudan è “sull’orlo del collasso”, avvertono un centinaio di organizzazioni sudanesi e internazionali, tra cui Human Rights Watch, Amnesty International e la Darfur Bar Association che chiedono al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani rinnovare il mandato della sua missione, in vista della sessione di settembre, e che i che i suoi rapporti siano trasmessi al Consiglio di sicurezza.

Le ONG chiedono inoltre al Consiglio di sicurezza di estendere all’intero paese la giurisdizione della Corte penale internazionale (CPI) che sta indagando su operazioni di pulizia etnica nella regione occidentale del Darfur, dove ritiene siano commessi crimini di guerra e contro l’umanità, avvertendo che la portata delle atrocità richiede un’azione internazionale urgente.

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