Repubblica Centrafricana / Armi
Un rapporto del Conflict Armament Research group, rivela che le armi in circolazione nella Repubblica Centrafricana, dov'è in corso una guerra civile sanguinaria dal 2012, vengono prodotte in vari paesi del mondo (anche in Italia) e la maggior parte delle quali entrano nel paese attraverso il vicino Sudan.

Nei giorni scorsi l’organizzazione inglese Conflict Armament Research group, specializzata nel tracciare il traffico illegale di armi, ha pubblicato un rapporto, finanziato dall’Unione Europea, in cui si fa il punto sulle armi in circolazione nella Repubblica Centrafricana (Rca). Nella ricerca, condotta sul campo tra aprile e settembre dell’anno scorso, sono state trovate armi di diversa provenienza, soprattutto di fabbricazione cinese, iraniana e sudanese. Ma non mancano armi di fabbricazione europea, in particolare belga, ceca e inglese. Nelle mani di alcune milizie anti-balaka, sono stati notati anche armamenti di fabbricazione spagnola e italiana.

Il rapporto non ha potuto ancora chiarire come molte delle armi siano giunte nel paese. Ad esempio, una partita di 25.000 granate del tipo T82-2 di fabbricazione cinese, che possono ora essere comprate nella Rca per un costo che varia tra mezzo e un dollaro (meno di una lattina di coca cola) e che hanno avuto un impatto devastante sulla sicurezza nel paese, risulterebbe destinata, già nel 2006, al Regno del Nepal (così sta scritto sull’imballaggio, una foto di un frammento del quale è stato pubblicato dalla Bbc), ma l’esercito nepalese nega decisamente di aver mai avuto in dotazione quel tipo di arma.

Nel rapporto, però, molti indicatori fanno pensare che, almeno alle milizie Seleka (in gran parte musulmane) molte armi siano arrivate attraverso il Sudan, qualche volta anche in violazione degli accordi con il paese produttore. Pare addirittura che l’anno scorso la Cina abbia sospeso la vendita di armi a Khartoum dopo aver avuto l’evidenza che partite destinate al Sudan (per altro paese per il quale è in vigore un embargo) erano state girate alla Rca, dove avevano provocato una recrudescenza della guerra civile.

Nella relazione si legge anche che per quanto riguarda il 2013, quando il governo era nelle mani dei Seleka, in almeno due casi si ha la certezza che a Bangui siano arrivati rifornimenti militari aviotrasportati provenienti dal Sudan. In particolare sono state trovati sul campo veicoli tattici leggeri e munizioni prodotti direttamente in Sudan e mai visti prima nella Rca.

Lo studio conferma come l’instabilità generalizzata nei paesi dell’Africa centro-orientale sia causata da traffici di armi, in gran parte illegali, a loro volta facilitati dall’instabilità stessa. È un circolo vizioso che deve essere interrotto se si vuole evitare che la situazione, già gravissima nella regione, peggiori ancora, con conseguenze devastanti sulla popolazione civile, ma anche sulla sicurezza globale.

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Nella foto in alto un ribelle Seleka con un bazooka in mano. (Fonte: afrofocus.com)