Sudan / Diritti umani

Il primo ministro sudanese Abdallah Hamdouk ha comunicato lo scorso fine settimana la formazione di una commissione d’inchiesta sul massacro del 3 giugno a Khartoum, quando fu disperso con la forza un presidio pacifico davanti al quartier generale dell’esercito che durava da un paio di mesi. Secondo l’opposizione, quel giorno ci furono almeno 127 morti e più di 700 feriti, mentre un centinaio di persone risultano ancora disperse.

La commissione – formata da 7 giuristi tra cui un giudice della Corte suprema e rappresentanti dei ministeri della Giustizia, della Difesa e dell’Interno oltre a esperti indipendenti – dovrà presentare il suo rapporto al governo entro 3 mesi.

È la seconda commissione d’inchiesta sui fatti del 3 giugno. La prima, formata dalla giunta militare, ha presentato una relazione che non è stata giudicata credibile dalle forze di opposizione (Forces for freedom and change – Ffc). L’insediamento di una nuova commissione fa parte dell’accordo tra la giunta militare e le Ffc che ha portato alla formazione delle nuove istituzioni provvisorie sudanesi.

L’insediamento della commissione è stato chiesto da decine di migliaia di manifestanti che si sono mobilitati nei giorni scorsi in numerose località del paese. A Khartoum i dimostranti hanno chiesto giustizia e risarcimenti per le famiglie delle vittime, processi e il carcere per i responsabili. Con loro ha dialogato il ministro della Giustizia, Nasreldin Abdelbari, cui è stato presentato un memorandum. Secondo il rapporto dell’organizzazione dei medici legati all’Associazione dei professionisti sudanesi (Spa) che ha guidato l’insurrezione, dall’inizio delle proteste popolari lo scorso dicembre ci sono stati 246 morti e 1.353 feriti accertati.

Ma la violenza delle forze di sicurezza continua a fare vittime. Domenica scorsa a Nyala, capitale del Sud Darfur, una dimostrazione degli studenti della scuola superiore per la mancanza di pane e altri generi di prima necessità è stata dispersa con l’uso di lacrimogeni e armi da fuoco. Numerosi sarebbero stati i feriti. Quella di domenica è solo l’ultima manifestazione finita nel sangue in città. In un’altra, il 17 settembre, ci sono stati anche 3 morti. Gli organizzatori hanno dichiarato che i responsabili sono i simpatizzanti del passato regime ancora operativi in delicati apparati statali, come appunto le forze dell’ordine e l’esercito. (Redazione)

Nella foto il sit-in permanente di protesta davanti alla sede dell’esercito prima dell’intervento dei militari, il 3 giugno.