Sudan: formato il governo parallelo guidato dalle milizie RSF
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Controllerà gran parte del Darfur e le zone conquistate dai paramilitari, in contrapposizione con l’esecutivo dell’esercito, con sede a Port Sudan
Sudan: formato il governo parallelo guidato dalle milizie RSF
Alla testa del Consiglio Presidenziale, composto da 15 membri, il leader delle Forze di supporto rapido Hemeti. Il suo vice è il capo dell’SPLM-N, Abdelaziz al Hilu, mentre come primo ministro è stato scelto un civile, Mohamed Hassan al-Taishi. Nominati anche i governatori delle otto regioni in cui il paese dovrebbe essere diviso
28 Luglio 2025
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 4 minuti
Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemeti, capo delle RSF e del neonato Consiglio Presidenziale

Prosegue in Sudan la costruzione delle istituzioni di governo della coalizione guidata dalle Forze di supporto rapido (RSF) che si è formata a Nairobi lo scorso febbraio.

Della coalizione – che si definisce come Alleanza fondante del Sudan (Sudan Founding Alliance), Tasees in breve, con una parola araba che significa fondazione – fanno parte una ventina di movimenti di opposizione armata, partiti politici e forze della società civile.

Tra i più noti e rilevanti, l’SPLM-N, ala di Abdelaziz al Hilu, che controlla i Monti Nuba e parte dello stato del Nilo Blu, e fazioni di due delle maggiori e più vecchie forze politiche sudanesi, l’Umma Party, che ha le sue radici in Darfur, e il Democratic Unionist Party, originario invece del Sudan orientale.

Sabato scorso, 26 luglio, a Nyala, capitale del Darfur meridionale, è stato presentato il Consiglio Presidenziale – sul modello del Consiglio Supremo di Port Sudan, guidato dall’esercito nazionale (SAF) – formato da 15 membri.

Presidente della coalizione è Mohamed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemeti, comandante delle RSF; vicepresidente è Abdel Aziz al Hilu. La designazione dei due capi militari ai vertici del Consiglio Presidenziale è significativa dei rapporti di forza all’interno della coalizione.

Primo ministro è stato nominato Mohamed Hassan al-Taishi  membro del Consiglio Sovrano insediatosi dopo il rovesciamento del regime guidato dall’ex presidente Omar al-Bashir. Al-Taishi si era dimesso dopo il colpo di stato militare del 25 ottobre 2021.

I negoziati che hanno portato alla loro designazione sono stati lunghi e complessi e hanno rischiato di spaccare l’alleanza appena formata.  

Del Consiglio Presidenziale fanno parte anche 8 governatori in rappresentanza delle regioni, largamente autonome, in cui il Sudan dovrebbe essere diviso, secondo la Costituzione provvisoria concordata dai membri dell’alleanza.

In uno dei suoi punti qualificanti la carta dichiara infatti che il Sudan sarà “uno stato secolare, democratico, decentralizzato” e prosegue chiarendo che sarà “basato su libertà, eguaglianza e giustizia, senza pregiudizi verso nessuna identità culturale, etnica, religiosa o regionale”. Impegni che sono stati ribaditi sabato, durante la cerimonia di presentazione del Consiglio Presidenziale.

Reazioni contrastanti

Numerose sono state le prese di posizione sulla formazione del governo parallelo della Tasees.

L’esercito nazionale, che guida di fatto il governo di Port Sudan, l’ha definito “un progetto razzista” e “un tentativo disperato” di legittimizzare ambizioni di potere supportate dall’estero, ribadendo, in modo neppur troppo velato, le accuse agli Emirati Arabi Uniti, che, secondo Port Sudan, sosterrebbero lo sforzo bellico delle RSF.

Si è detto preoccupato di una deriva libica del paese Yassir Arman, leader del Sudan People’s Liberation Movement – Revolutionary Democratic Current (SPLM-RDC), che ha ribadito, invece, la necessità di concordare immediatamente il cessate il fuoco.

Preoccupazione per una divisione del paese è stata espressa anche dall’ONU, dall’Unione Africana e dagli Stati Uniti.

Ma non sono mancati i sostenitori. Tra loro Nasr El Din Abdelbari, giurista originario del Darfur, ministro della Giustizia del governo civile di transizione, rovesciato dal colpo di stato militare del 25 ottobre. Ha definito la presentazione del governo parallelo come “l’evento più importante” dalla fondazione dell’SPLM, nel 1983, perché restituisce sovranità alla “grande origine africana (blakcness) del popolo sudanese”.

Situazione drammatica in Kordofan e a El Fasher

Intanto, sul piano militare, non si fermano le operazioni, caratterizzate da abusi gravissimi verso la popolazione civile. Centro del conflitto in queste settimane è il Kordofan, regione ricca di petrolio. Nel solo mese di luglio, in diverse operazioni condotte da entrambi i contendenti, sono stati uccisi decine, alcune fonti dicono centinaia, di civili. Lo ha denunciato Volker Türk, Alto commissario dell’ONU per i diritti umani.

Inoltre il paese versa in una situazione umanitaria sempre più drammatica.

Negli ultimi giorni sono stati segnalati casi di morte per fame anche a El Fasher, la capitale del Darfur settentrionale assediata dalle RSF dall’aprile del 2024. Il governatore dello stato ha chiesto una fine immediata dell’assedio perché ormai in città la situazione è insostenibile, tanto che la gente è costretta a mangiare il mangime degli animali.

Non mancano epidemie dovute alla mancanza d’acqua potabile e alla condizioni igieniche precarie, nei campi profugi, ma non solo. Il colera sta mietendo numerose vittime in diverse regioni del paese, mentre la distruzione di infrastrutture basilari, come la rete per la produzione e la distribuzione dell’elettricità, impedisce alla popolazione di difendersi da un’andata di caldo straordinaria.

Due eserciti e due set istituzionali contrapposti che si contendono un paese devastato mentre la fine del conflitto, e perfino un tavolo negoziale, sembrano essere ancora lontani, troppo lontani.

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