Non c’è pace per i giornalisti in Sudan. Nel paese devastato da oltre tre anni di conflitto la stampa indipendente è più che mai sotto attacco, con almeno 34 reporter uccisi, decine di sequestri, di arresti e crescenti minacce per impedire loro di raccontare la cruda verità di una guerra che le due parti vorrebbero dominata unicamente dalla rispettiva propaganda.
L’ultimo episodio è denunciato dal Sindacato dei giornalisti sudanesi – cui l’UNESCO ha assegnato lo scorso maggio il Premio internazionale per la libertà di stampa “Guillermo Cano” – assieme alla rete di avvocati Emergency Lawyers.
Si tratta di una serie di mandati di arresto emessi dalla procura specializzata in crimini informatici dello stato del Mar Rosso nei confronti di 47 giornalisti e operatori dei media – tra loro anche direttori e responsabili di autorevoli testate – con 17 di loro, residenti all’estero, dichiarati formalmente “latitanti”.
Le accuse hanno tutte a che fare con presunte violazioni della legge sui crimini informatici e vanno da reati legati alla privacy alla diffamazione e pubblicazione di notizie false.
Le misure giudiziarie, fa notare Emergency Lowyers, sono scattate dopo la pubblicazione di una serie di articoli su presunti casi di corruzione. Invece di indagare su questi, denunciano gli avvocati, si è scelto di prendere di mira i giornalisti con lo scopo di minare il ruolo di controllo della stampa e di intimidire i professionisti dei media, inducendoli all’autocensura.
L’organizzazione chiede alle autorità di smettere di utilizzare le leggi sui crimini informatici per criminalizzare il giornalismo, invitando gli organismi internazionali per i diritti umani a monitorare la situazione.
Sulla stessa linea il Sindacato, che denuncia l’utilizzo del diritto penale come strumento di intimidazione.
Dallo scoppio del conflitto tra le milizie Forze di supporto rapido (RSF) e le Forze armate sudanesi (SAF) – che detengono il governo di gran parte del paese – il Sudan è diventato uno dei posti al mondo più pericolosi e letali per la stampa indipendente.
Nonostante i rischi crescenti, i giornalisti e le giornaliste sudanesi rimangono la principale fonte di informazione sui crimini commessi da entrambe le parti e dalle milizie loro alleate, contro la popolazione.
Per questo sono costantemente vittime di uccisioni, sparizioni forzate, arresti e violenze di genere, nonché bersagli di un crescente ricorso ad arresti e vessazioni legali da parte delle SAF.