Sudan: oro e gomma arabica finanziano l’economia di guerra
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L’ufficio ONU per i diritti umani chiede l’attuazione di regole stringenti sulla tracciabilità della filiera di importazione della resina di acacia
Sudan: oro e gomma arabica finanziano l’economia di guerra
16 Luglio 2026
Articolo di Redazione
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Non solo oro. Nell’economia che finanzia la guerra in Sudan, un ruolo significativo è svolto anche dal commercio della gomma arabica.

Già a gennaio di quest’anno uno studio dell’organizzazione PAX, riportato anche da Nigrizia, denunciava come la preziosa resina estratta dagli alberi di acacia alimentasse un’economia ombra militarizzata, gestita prevalentemente dalle milizie Forze di supporto rapido (RSF) nelle vaste aree da loro controllate.

Prima ancora se ne parlava in un rapporto al Consiglio di sicurezza ONU, diffuso nell’aprile del 2025 sullo stato del paese.

A denunciarlo è ora anche l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) che esorta gli stati, le imprese e le parti coinvolte nell’industria sudanese della gomma arabica a rispettare il diritto internazionale, sollecitando una rigorosa “due diligence” sulla provenienza, ovvero l’attuazione di regole stringenti sulla tracciabilità dell’intera filiera.

Prima dello scoppio della guerra nell’aprile 2023, il Sudan rappresentava circa il 70-80% delle esportazioni globali di gomma arabica grezza, per un valore di 183 milioni di dollari all’anno.

Il grosso della produzione si concentrava nella cosiddetta “cintura della gomma arabica”, che comprendeva le regioni del Kordofan e del Darfur, e gli stati del Nilo Azzurro, del Nilo Bianco, di Sennar e di Gedaref.

Anche oggi, fa notare l’OHCHR, il Sudan continua a detenere una “quota sostanziale” dell’offerta globale, nonostante il conflitto e i gravi rischi per i diritti umani.

Da qui l’appello per interventi urgenti di controllo. «Questa economia di guerra deve essere smantellata e la comunità internazionale deve prestare molta più attenzione alle materie prime e alle rotte commerciali che contribuiscono a mantenerla in vita», ha dichiarato la portavoce dell’OHCHR, Ravina Shamdasani.

La resina, utilizzata in bevande analcoliche, alimenti, cosmetici e prodotti farmaceutici, viene estratta nelle aree maggiormente colpite dal conflitto, dove molti sudanesi che dipendono dal suo commercio subiscono “minacce, detenzioni arbitrarie, saccheggi ed estorsioni” da parte dei due belligeranti e dei loro alleati.

Il rapporto evidenzia come quantità significative di questa materia prima siano prelevate da aree controllate dalle RSF e contrabbandate nei paesi limitrofi – dal Sud Sudan verso il porto di Mombasa, in Kenya, a sud; verso il Ciad e la Repubblica Centrafricana e fino al porto di Douala, in Camerun, a ovest – che poi le esportano etichettandole come prodotti locali, rendendone difficile il tracciamento.

Il report parla di “almeno 3.700 tonnellate saccheggiate (dalle RSF) tra gennaio e giugno 2024”.

Nelle aree controllate dalle Forze armate sudanesi (SAF), la gomma arriva invece a Port Sudan, sul Mar Rosso, da dove viene imbarcata e spedita in mezzo mondo.

La gomma arabica insanguinata arriva così anche in Europa – sulle etichette è segnalata come additivo con la sigla E414 – e nelle nostre case.

Importante dunque che, così come ha fatto di recente per l’oro, l’Unione Europea ne vietasse l’importazione dal Sudan.

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