Sudan

Il deposto presidente del Sudan, Omar al-Bashir (nella foto) è stato portato ieri davanti ai pubblici ministeri a Khartoum che lo hanno formalmente accusato di “possesso di valute estere e corruzione”.

L’ex generale che governò la nazione dell’Africa orientale con pugno di ferro per tre decenni, fu deposto dai militari l’11 aprile dopo settimane di pacifiche proteste popolari scatenate dalle disastrose politiche economiche degli ultimi anni. Quando, il 22 febbraio, impose lo stato di emergenza nel tentativo di sedare le proteste scoppiate a dicembre per l’insostenibilità del costo della vita, Bashir emise un decreto che rendeva illegale il possesso di oltre 5.000 dollari in valuta estera. Ma ad aprile, dopo il suo arresto, il capo del consiglio militare Abdel Fattah al-Burhan denunciò che oltre 113 milioni di dollari in tre valute estere erano stati sequestrati nella sua residenza.

Il processo ad al-Bashir non convince però l’opinione pubblica sudanese, e tantomeno le opposizioni, che credono si tratterà di una farsa, gestita dagli stessi militari che sono stati al suo fianco e che hanno condiviso con lui il potere per decenni.  

Al-Bashir è tra l’altro ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e genocidio, commessi nella regione del Darfur grazie alle milizie janjaweed, il cui capo, Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemeti, è attuale vicepresidente del consiglio militare al potere e comandante delle Rapid support forces (Rsf), formate in larghissima parte proprio da janjaweed.

Proprio lui ieri, in un discorso trasmesso in diretta dalla tv di stato, ha promesso che coloro che hanno compiuto la sangionaria repressione delle proteste pacifiche dovranno affrontare la pena di morte.

Migliaia di manifestanti che si erano accampati fuori dal quartier generale militare di Khartoum per settimane sono stati violentemente dispersi da uomini armati in tenuta militare il 3 giugno. Quel giorno e nei giorni successivi, più di 100 persone innocenti sono state brutalmente uccise nella capitale, secondo il coordinalmento dei medici, legati al movimento di protesta.

Opposizioni, manifestanti e testimoni, sostenuti da documenti video, accusano le Rsf di Hemeti di aver portato a termine l’assalto, sul quale la società civile e le autorità statunitensi, chiedono un’indagine indipendente. (News 24)