Sudan / Crisi / Riforme economiche

Motaz Mousa, primo ministro e ministro delle finanze del governo sudanese, ha annunciato mercoledì al parlamento la decisione di applicare immediatamente misure atte ad affrontare l’inflazione galoppante e la grave crisi di liquidità in cui il paese si dibatte ormai da troppo tempo.

Alcune delle misure di austerità entreranno in vigore immediatamente, altre saranno applicate con la definizione del bilancio per il prossimo anno. Tra i provvedimenti decisi, molti sono volti a combattere la corruzione e a tagliare drasticamente le spese delle diverse istituzioni. È stato annunciato, ad esempio, un drastico taglio alle macchine in uso ai ministeri, il ritiro di tutte le Land Cruiser in dotazione a vario titolo alle cariche istituzionali, il divieto di importare beni dall’estero per gli uffici governativi, la cancellazione di tutti i festival, seminari e manifestazioni simili finanziate dalle istituzioni pubbliche e altro del genere. Inoltre, tutti i flussi di denaro verso le istituzioni devono passare ed essere controllati dalla banca centrale del paese.

Le misure, sulla carta draconiane, hanno gli obiettivi di stabilizzare i tassi di cambio e di controllare l’inflazione, restituendo fiducia nel sistema bancario. La moneta locale continua a perdere valore sul dollaro, nonostante l’istituzione di una commissione ad hoc, la Market Makers Committee (MMC), deputata a decidere il cambio in base agli scambi di mercato, mentre i beni, anche quelli di prima necessità, continuano a scarseggiare nel mercato e i prezzi a salire in modo preoccupante.

Economisti locali, però, ritengono che le misure adottate non serviranno a superare la crisi economica e monetaria. Kamal Karar, ad esempio, prevede che presto il cambio sterlina sudanese dollaro arriverà a 60 (ora in banca è a 49 e nel mercato a 54) mentre la decisone governativa di stampare nuove monete senza ritirare le vecchie potrebbe portare l’inflazione fino all’80% su base annua. L’analista economico Hafiz Ismail afferma che il problema sta nelle spese per i conflitti ancora aperti in varie zone del paese e per mantenere un apparato di sicurezza elefantiaco, tipico di uno stato autoritario. Inoltre, a suo parere, la perdita di fiducia nel sistema bancario non sarà facilmente superabile e dunque la crisi di liquidità non potrà essere superata in un breve lasso di tempo. (Radio Dabanga)