Elezioni a rischio
Yasser Arman, principale avversario del presidente Omar Hassan El Bashir, ha deciso di ritirare la sua candidatura alle prossime elezioni. Ad annunciarlo è stato il suo partito, il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese. Le formazioni minori accusano il gli ex ribelli sudisti di aver stretto un accordo con Bashir.

Ieri il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese (Splm), principale forza politica del Sud Sudan, ha annunciato il ritiro del suo candidato Yasser Arman (nella foto), dalla corsa presidenziale alle prossime elezioni, previste per il prossimo 11 aprile.
Secondo il Vice Presidente del Governo del Sud Sudan e vicepresidente del Splm, Riek Machar, il partito sarebbe arrivato a questa decisione, perché non voleva dare legittimità al presidente in carica, Omar Hassan el Bashir, candidato del Partito Nazionale del Congresso, che corre per la rielezione.

Il ritiro di Arman, un musulmano laico del Nord, vorrebbe dire la vittoria al primo turno per Bashir, a meno che i partiti dell’opposizione, che si sarebbero incontrati oggi per decidere o meno di boicottare le elezioni, decidano di convogliare il voto su un unico candidato.

L’Splm ha comunque deciso di presentare le proprie liste per le elezioni politiche in tutte le circoscrizioni del Sudan ad eccezione del Darfur e del Kordofan meridionale. Arman, in un’intervista trasmessa ieri sera dall’emittente panaraba Al Jazeera, ha spiegato le ragioni ufficiali del ritiro: «Facendo campagna elettorale nel Darfur ci siamo resi conto che lo stato d’emergenza in vigore rende impossibile qualsiasi attività e per questo avevamo chiesto il rinvio delle elezioni». «Inoltre, – ha poi concluso Arman – tutto il processo elettorale è viziato da irregolarità e noi abbiamo avuto difficoltà tecniche con la presentazione delle liste».

Machar, dal canto suo, ha precisato che il ritiro della candidatura non voleva dire un implicito appoggio a Bashir. Ma gli altri partiti dell’opposizione sono apparsi scontenti della decisione dell’Splm, temendo che fosse stata fatta in accordo con il Partito Nazionale del Congresso, per evitare altri ostacoli da qui al referendum secessionista, previsto nel Sud Sudan nel gennaio 2011.

Le tensioni a Khartoum durano da giorni. Lunedì scorso era saltato l’incontro tra il presidente el Beshir e il vice-presidente, guida del Sud-Sudan, Salva Kiir. Il presidente aveva ammonito: se l’Splm non avesse accettato le elezioni nella data fissata, anche il referendum del prossimo anno avrebbe potuto essere rinviato. Una situazione, a Khartoum, ad alto rischio dopo 24 anni di regime.