Mentre i militari consolidano alleanze regionali

Di fronte allo stallo nei negoziati per definire composizione, presidenza e ruolo del Consiglio sovrano, l’istituzione che dovrebbe guidare il Sudan nei tre anni del periodo di transizione, le forze dell’alleanza per la libertà e il cambiamento (Alliance for Freedom and Change, Afc) hanno dichiarato due giorni di sciopero generale, oggi e domani. La protesta ha l’obbiettivo di rafforzare le posizioni dell’Afc al tavolo negoziale con il Consiglio militare transitorio.

Vi si oppone, Sadiq al-Mahadi, presidente dell’Umma Party (Nup) uno dei maggiori partiti dell’Afc, per questioni di metodo. Ha infatti dichiarato che la decisione avrebbe dovuto essere presa da un consiglio della leadership dell’Afc, concordemente nominato. Ma i leader dell’opposizione rispondono che la decisione è stata presa all’unanimità, alla presenza anche dei rappresentanti del Nup. Non è la prima volta che l’anziano leader, ancora autorevole ma forse non più così potente all’interno del suo stesso partito, rilascia dichiarazioni contradditorie che rischiano di indebolire l’azione complessiva delle Afc.

Intanto la giunta militare (il Consiglio militare transitorio) si colloca sempre più chiaramente di fianco alla coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita sullo scacchiere regionale. Nel fine settimana il suo presidente, generale Abdel Fattah Burhan, ha compiuto la sua prima visita di stato in Egitto, dove ha incontrato il presidente al-Sisi, e negli Emirati arabi uniti (Eau), dove ha incontrato il principe erede al trono Mohammed Bin Zayed al-Nahyan. Il vicepresidente, Mohamed Hamdan Daglo (Hemeti), invece, ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman a Riyad.

Dalla presa del potere della giunta militare, Arabia Saudita e Eau hanno già versato ingentissime somme di denaro nel sistema bancario sudanese e si sono dichiarati favorevoli a una transizione dei poteri che salvaguardi la stabilità del paese. Proprio quello che la giunta dice di voler salvaguardare tenendosi nelle mani il potere ultimo, cioè la maggioranza e la presidenza del Consiglio Sovrano.

Nelle prime ora di lunedì 27 maggio è rientrato nel paese anche Yassir Arman, vicepresidente del maggior movimento di opposizione armata, l’Splm-n, ala di Malik Aggar, e incaricato delle relazioni estere per la rete Sudan Call, aderente alla Afc. Ha sfidato la sentenza di morte comminata dal caduto regime del presidente El-Bashir che la giunta militare non ha voluto cancellare. Ieri ha incontrato l’ambasciatore americano.