Sudan / Diritti Umani

Nei giorni scorsi le autorità sudanesi hanno rilasciato decine di detenuti arrestati durante le manifestazioni contro il carovita svoltesi a Khartoum e nelle città gemelle di Omdurman e Khartoum Nord nelle settimane passate. Tra di loro vi sono anche diversi leader dell’Umma Party, il maggior partito di opposizione, di ispirazione islamico-moderata. Sono invece ancora in carcere i leader dei partiti di sinistra, il partito Comunista sudanese e il partito del Congresso sudanese. Farouk Abu Issa, leader del National Consensus Forces (NCF), una rete di forze dell’opposizione, ha osservato che un simile comportamento ha chiaramente l’obiettivo di dividere l’opposizione, ma che la manovra non riuscirà.

Il direttore dei servizi di sicurezza, Salah Gosh – rinominato pochi giorni fa al posto che aveva ricoperto fino al 2009 e dopo essere stato arrestato, nel 2011, con l’accusa di aver preparato un colpo di stato – ha dichiarato che i leader ancora in carcere saranno rilasciati solo se i loro partiti “metteranno fine alle dimostrazioni e ai vandalismi”.

Le reazioni a queste parole non si sono fatte attendere. L’Umma Party ha rilasciato un durissimo comunicato ufficiale in cui afferma che è ormai chiaro che “ci sono cittadini sudanesi tenuti in ostaggio dalle forze di sicurezza per impedire che il popolo sudanese possa esprimere pacificamente il proprio rifiuto di un budget statale che li riduce alla fame”.

Lunedì anche gli ambasciatori dei paesi europei a Khartoum hanno richiesto congiuntamente al governo di rilasciare tutti i prigionieri politici ancora nelle mani dei servizi di sicurezza. Hanno anche sottolineato la necessità di garantire libertà di stampa e di dimostrare pacificamente, diritti riconosciuti dalla costituzione del paese. Hanno infine chiesto che venga tolto lo stato di emergenza in vigore in due degli stati federali. Particolarmente preoccupante è la situazione nello stato di Kassala, dove sono stati dispiegati sul confine con l’Eritrea migliaia di miliziani delle Rapid Support Forces e altri reparti dell’esercito. (Sudan Tribune / The Citizen)