Sudan

Sadiq al-Mahdi, presidente del maggior partito sudanese di opposizione, l’Umma Party, è stato accusato ieri di complottare con movimenti di opposizione armata per rovesciare il regime del National Congress Party (NCP), con a capo il presidente Omar Hassan al-Bashir. L’accusa è stata lanciata dal pubblico ministero che si occupa di questioni legate alla sicurezza nazionale, Muatasim Abdallah, il quale ha evidenziato atti contrari a numerosi articoli del codice penale del 1991 e del decreto per combattere il terrorismo. Alcune delle accuse prevedono la pena di morte.

Lo ha annunciato ieri il Sudan Media Center (SMC), vicino ai servizi di sicurezza sudanesi (NISS).

L’accusa è probabilmente legata alla sua partecipazione alla riunione di un network di forze dell’opposizione, il Sudan Call, che si è svolta a Parigi lo scorso febbraio. In quell’occasione al-Mahdi ne è stato eletto presidente. Del Sudan Call, nato il 3 dicembre 2014 ad Addis Abeba, fanno parte l’Umma Party e numerosi altri partiti di opposizione, il Sudan Revolutionary Front (SRF), formato dai maggiori movimenti sudanesi di opposizione armata, e la Civil Society Initiative (CSI).

Nella riunione di Parigi è stata approvata una dichiarazione costitutiva e un comunicato finale in cui si afferma che sarebbero stati adottati mezzi pacifici, quali manifestazioni popolari e dialogo, per cambiare il regime. Ma nei giorni scorsi il presidente sudanese aveva promesso gravi sanzioni per chi aveva a che fare con l’opposizione armata.

Sadiq al-Mahdi si trova attualmente al Cairo per concordare riunioni con istituzioni dell’Unione africana che stanno cercando una soluzione negoziata ai conflitti sudanesi. Probabilmente non rientrerà presto nel paese. Il Cairo è stato numerose volte il luogo dell’esilio dell’eminente politico sudanese, già più volte incarcerato dal regime in passato. L’ultima volta è rientrato in Sudan all’inizio del 2017, dopo avervi trascorso più di due anni. (Sudan Tribune)