Sudan

Ad un mese circa dalle violenze contro i dimostranti pacifici da parte delle forze del Consiglio militare provvisorio (Cmp), in Sudan si riprende a parlare di transizione verso un governo civile.

Un portavoce delle Forze per la libertà e il cambiamento (Flc), ha dichiarato che l’opposizione è disposta a discutere la proposta messa a punto dal mediatore etiopico, Mahmoud Dirir, incaricato dal suo governo e dall’Igad, l’organizzazione regionale per lo sviluppo, di trovare uno sbocco all’interruzione delle trattative dopo le violenze contro i civili che hanno fatto almeno 128 vittime.

Secondo il documento, visto dall’Associated Press, il mediatore ha tenuto per acquisito quanto accettato dalle due parti prima della crisi – Assemblea nazionale nominata a maggioranza dall’opposizione, governo tecnico nominato interamente dall’opposizione, periodo transitorio di 3 anni – e ha avanzato una proposta per il consiglio di presidenza, che dovrebbe essere formato da 8 persone nominate dall’opposizione, 7 dai militari e da un indipendente, con una presidenza a rotazione. Per i primi 18 mesi la presidenza sarebbe dei militari.

Il Cmp ha risposto chiedendo che l’iniziativa etiopica venga unificata con quella dell’Unione africana, che in realtà non ha un mediatore a Khartoum ma un inviato speciale. La proposta è vista da diversi osservatori come un modo per prender tempo e confondere le carte in tavola.

Ahmed Rabie, un portavoce dell’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha guidato le proteste, ha inoltre fatto sapere che si discuterà anche di un’inchiesta sudanese indipendente sugli attacchi ai civili dell’inizio di giugno. I leader delle Flc avevano dichiarato che si sarebbero di nuovo seduti al tavolo delle trattative solo dopo la formazione di una commissione d’inchiesta internazionale. (Voice of America / Sudan Tribune) 

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