Sudan / Dimissionati 3 generali

L’opposizione del cartello “Dichiarazione per la libertà e il cambiamento” ha deciso di riprendere i colloqui con il Consiglio militare transitorio dopo aver ottenuto le dimissioni di tre dei suoi componenti più importanti: il gen. Omer Zain-al-Abdin, presidente del comitato politico, il gen. Jalal al-Din al-Sheikh al-Tayeb e il capo della polizia, gen. Tayeb Babikir Ali. I tre, conosciuti come islamisti, erano accusati di mettere sullo stesso piano nelle trattative per il trasferimento del potere a un governo civile l’opposizione che guida la protesta e che coordina il presidio del quartier generale delle forze armate a Khartoum con l’opposizione islamista, percepita come il quadro ideologico in cui si collocava il passato regime e che, in gran parte, ha sostenuto Omar El-Bashir fino a poco prima della fine. 

Non è ancora chiaro se le dimissioni sono state accettate, ma ieri l’opposizione e la giunta militare hanno tenuto la prima conferenza stampa congiunta. Inoltre l’opposizione ha deciso di rimandare l’annuncio dei componenti proposti per il governo tecnico transitorio in modo da raggiungere un accordo anche con la giunta militare. 

L’opposizione continua, però, a mantenere alta la mobilitazione popolare. Ieri centinaia di persone hanno raggiunto Khartoum in treno da Atbara, la città dove la protesta è cominciata lo scorso dicembre. I dimostranti hanno portato al presidio non solo solidarietà ma anche vettovaglie, sottolineando il pieno appoggio all’azione. Il treno è stato subito definito il “treno della libertà”. Le immagini dei vagoni stracarichi di gente festante abbarbicata anche sui tetti resteranno nella storia sudanese. 

Oggi centinaia di persone hanno raggiunto il presidio dal Darfur e da altre zone del paese. Anche un centinaio di giudici si è unito al presidio indossando la toga, partendo in corteo dalla Corte Suprema.

Cominciano a diventare di pubblico dominio anche i tentativi, falliti, dei servizi di sicurezza di trovare appigli per reprimere la protesta pacifica con la forza. Alcuni arrestati, recentemente scarcerati, hanno fatto circolare sui social media testimonianze di torture volte ad estorcere loro confessioni riguardanti la preparazione di azioni violente.