Sudan

In Sudan è già vivissimo il dibattito sulle prossime elezioni che si terranno nel 2020.

Il candidato del National Congres Party (NCP), il partito al potere da circa 30 anni (dopo un colpo di stato militare nel 1989, con la denominazione di Fronte islamico nazionale) sarà ancora una volta l’attuale presidente, Omar Hassan al-Bashir, che ha preso il potere nel 1989 e ha vinto le elezioni nel 2010 e nel 2015. Le due tornate elettorali furono boicottate da gran parte dell’opposizione che le riteneva viziate in partenza da brogli e da restrizioni delle libertà di stampa, di opinione e di associazione, tali da impedire lo svolgersi regolare della campagna elettorale.

Per permettere la candidatura di al-Bashir per la terza volta, il NCP ha dovuto emendare la Costituzione. Il voto a favore è stato unanime, anche se non mancavano fronde contrarie di correnti di minoranza.

Ha espresso il suo vivo dissenso e grande preoccupazione la maggior figura di opposizione, Sadiq al-Mahdi, presidente dell’Umma Party e del paese, al momento del colpo di stato del 1989. Al-Mahdi ricorda che per la terza volta il Sudan ha un candidato presidenziale, e un presidente, accusato dalla Corte penale internazionale per ben 10 capi d’accusa, di cui tre per genocidio, per la conduzione del conflitto in Darfur, la vasta regione occidentale del paese. Al-Mahdi, che si trova in esilio, dove ha passato gran parte della vita dopo il 1998, sottolinea che avere avuto un presidente accusato di così gravi crimini, non ha aiutato né la coesione interna, né le relazioni diplomatiche del paese. (The East African)

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati