Sudan / Corruzione

Il Sudan democracy first group (Sdfg) un’organizzazione sudanese della diaspora specializzata in advocacy, ha pubblicato un rapporto sulla corruzione e la mancanza di trasparenza che hanno danneggiato gravemente il sistema sanitario sudanese.

Il rapporto, The Demise of the Healthcare System in Sudan – A Narrative of Corruption and Lack of Transparency (La rovina del sistema sanitario in Sudan – Un racconto di corruzione e mancanza di trasparenza) fa parte di una serie di ricerche effettuate nel quadro di riferimento della Iniziativa per la trasparenza in Sudan (Sti).

Nel rapporto si documenta come, dal momento del colpo di stato del 1989, quando andò al potere l’attuale governo guidato fin d’allora dal presidente Omar al-Bashir, il sistema sanitario è stato pian piano smantellato. Vi si dimostra come questo sia avvenuto investendo parte massiccia del bilancio del paese per la sicurezza, cioè per finanziare i conflitti nelle aree periferiche del paese – il Sud prima e ora il Darfur, il Nilo Blu e il Sud Kordofan – e gli apparati di controllo come i servizi di sicurezza e le diverse milizie paragovernative.

Questo è stato fatto, si legge, a scapito dei servizi alla popolazione e in particolare del servizio sanitario (in cui, per altro, investe molto la Cooperazione Italiana, in particolare negli stati dell’est Sudan). L’altro modo usato per smantellare il servizio pubblico, dice il rapporto, è stato quello di privatizzarlo, vendendone strutture e servizi a persone e gruppi vicini o facenti parte dell’entourage diretto della classe dirigente del paese. Questo ha provocato l’aumento dei prezzi dei servizi e il decadimento complessivo dell’intero apparato sanitario.

Nel rapporto si trovano numerosi esempi dello stato preoccupante della situazione. Uno per tutti: i servizi a supporto della maternità. Nel paese funzionano solo 29 scuole professionali per ostetriche, sulle 38 esistenti sulla carta. Formano una media di 1.400 ostetriche all’anno con manuali e tecniche obsoleti, con il risultato che le capacità non raggiungono gli standard minimi richiesti per la loro qualifica. Come risultato, solo il 19,6% delle nascite è assistito da personale qualificato, mentre la mortalità per parto raggiunge è di 512 su 100.000 nascite.

Pochissimo è investito nel sistema sanitario di base. Solo il 13% dei distretti amministrativi ha un presidio sanitario completo e funzionante, mentre i due terzi dei medici del paese operano nella capitale.

Questo accade in un paese classificato dalla Banca Mondiale tra quelli a reddito medio-basso, e dunque non nella fascia di quelli più poveri. (Sudan Democracy First Group)