Ritardi nella registrazione dei votanti
Dopo settimane di appelli, la commissione elettorale sudanese ha infine deciso di concedere una proroga per la registrazione dei votanti, in vista delle elezioni del prossimo aprile. Le liste elettorali dovranno essere chiuse quindi entro il 7 dicembre, mentre il voto è conseguentemente spostato all’11 aprile.

La Commissione elettorale nazionale ha annunciato domenica un rinvio di sei giorni per le elezioni generali in Sudan, previste per il prossimo 2010.
L’annuncio giunge in un momento in cui la registrazione dei votanti nel paese sta affrontando importanti sfide di tipo logistico.
Previste in un primo momento entro luglio 2009, le elezioni sono state spostate al 5 aprile 2010, per poi essere rinviate, questo fine settimana, all’11 aprile.

Si tratta delle prime consultazioni multipartitiche che il paese tiene in 24 anni. Un importante tappa nel processo di pace avviato tra nord e sud nel 2005, con un accordo che ha posto fine ad una ventennale, sanguinosa guerra civile.
Da tempo ormai Juba chiedeva un rinvio, viste le difficoltà riscontrate nella registrazione dei votanti del sud. L’assenza di infrastrutture e l’instabilità della regione ha procurato infatti non pochi problemi agli uffici elettorali mobili inviati nelle aree rurali.
Con questo rinvio, sarà così possibile registrare gli elettori fino al 7 dicembre prossimo.

Questo non è altro però che uno solo dei delicati passaggi che porteranno il Sudan ad una pacificazione.
Secondo gli accordi pace, dopo le elezioni, sarà la volta di un referendum, nel 2011, che deciderà sull’eventuale indipendenza del Sud e delle sue ricche regioni petrolifere.
Sullo sfondo i contrasti che persistono tra il Sudan People’s Liberation Movement, partito degli ex ribelli sudisti, e il National Congress Party del presidente Omar Hasan El Bashir.

Il primo minaccia infatti da settimane il governo di boicottare le elezioni, nel caso il parlamento non dovesse votare una serie di provvedimenti che garantiscano una democratizzazione delle istituzioni. A tutto ciò si aggiungono gli scontri, sempre più frequenti, tra le comunità locali del sud, apparentemente dovuti a dispute territoriali per il controllo delle risorse idriche, ma, che in realtà, sembrerebbero essere proprio riconducibili alla definizione dei confini delle varie provincie.

Lo scorso 15 novembre, lo stesso ministro dell’agricoltura del sud, Samson Kwaje, è rimasto infatti coinvolto in un’imboscata tesa da un gruppo di uomini armati. All’origine dello scontro, sarebbe la convinzione, da parte di alcune comunità locali, che il ministro fosse tra i sostenitori del passaggio dell’area di Wonduruba dalla provincia di Juba a quella Lainya.
Ad alimentare il vento di guerra, secondo il governo del sud, sarebbe proprio Khartoum, più volte accusata di rifornire di armi le popolazioni del sud.