Sudan

Domenica 30 giugno, a un mese circa dal massacro seguito allo sgombero violento del presidio popolare pacifico davanti al quartier generale dell’esercito a Khartoum, sono riprese le manifestazioni di massa per chiedere che i militari cedano il potere ad un governo civile. L’opposizione ha raggiunto l’obbiettivo di portare in piazza un milione di persone nonostante la repressione violenta che il 3 giugno scorso aveva fatto più di 100 morti e l’oscuramento dei social media.

Cortei hanno sfilato in tutto il paese. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Khartoum e ad Omdurman, nonostante le due città gemelle fossero presidiate da decine e decine di pick-up stipati di miliziani delle Rapid support forces, accusate delle violenze del 3 giugno. A Kassala, Port Sudan e El Gedaref, nel Sudan orientale, le dimostrazioni sono state le più partecipate di sempre, secondo giornalisti locali. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza anche nelle città del Kordofan, del Darfur, del Sennar, dello stato del Nilo Bianco e ad Atbara, dove le proteste di piazza sono iniziate lo scorso dicembre, e in numerose altre località degli stati del nord del paese.

Contro la folla sono stati usati gas lacrimogeni e armi da fuoco. Il bilancio delle vittime è ancora gravissimo: almeno 10 morti dice l’opposizione – 6 confermati dalla giunta militare – e centinaia di feriti. Ma la violenza delle forze governative non sembra più essere un deterrente per i dimostranti che chiedono un governo civile. Intanto l’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha coordinato le proteste in questi mesi, prepara un altro sciopero generale, nonostante le intimidazioni che sono arrivate fino alla perquisizione dei suoi uffici alla vigilia delle manifestazioni di domenica.

Sono ricominciati anche i contatti tra la giunta e l’opposizione per cercare una soluzione alla crisi. Domenica il Consiglio militare provvisorio ha comunicato di essere pronto a riprendere le trattative con l’Alleanza delle forze per la libertà e il cambiamento, sulla base della proposta congiunta elaborata dagli inviati dell’Etiopia e dell’Unione africana. L’opposizione aveva già dichiarato la sua disponibilità la scorsa settimana. (Redazione)