Sudan: ripreso il campionato di calcio, nonostante la guerra
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A oltre due anni dall’inizio del conflitto 8 delle 24 squadre sono tornate a giocare in patria, un segnale di resilienza e di speranza
Sudan: ripreso il campionato di calcio, nonostante la guerra
24 Luglio 2025
Articolo di Redazione
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Mohamed Abdel Rahman, capitano dell'Al Hilal

Un fischio d’inizio che è anche un grido di speranza per 8 delle 24 squadre di calcio sudanesi, tornate dall’inizio di luglio a calpestare un terreno di gioco nel proprio paese, devastato da oltre 27 mesi dalla guerra civile.

Un campionato in forma ridotta che si gioca ad Al Damir, Berber e in altre due città dello stato-regione settentrionale di River Nile, controllato dall’esercito e considerato più sicuro rispetto alla capitale Khartoum, sottratta quattro mesi fa al controllo delle milizie Forze di supporto rapido (RSF) ma ancora in larga parte devastata da due anni di bombardamenti.

«Siamo finalmente tornati a casa, davanti ai nostri tifosi, con l’atmosfera del campionato», ha dichiarato a AFP Mohamed Abdel Rahman, iconico capitano e capocannoniere dell’Al Hilal, felice del ritorno in Sudan dopo una stagione trascorsa ad allenarsi in Mauritania, assieme all’altra formazione sudanese dell’Al Merreikh, una delle più vecchie squadre di calcio del continente, entrambe di Omdurman.

Voglia di ricominciare e di regalare un’occasione di festa ai tifosi rimasti in patria sono stati tra l’altro il motore che ha portato l’Al Hilal ai quarti di finale della Champion League africana, diventando campioni onorari della Premier League mauritana. «Stiamo dando il massimo per rendere felici i nostri tifosi, per regalare loro una dose di gioia in mezzo alla difficile situazione in Sudan», ha sottolineato l’attaccante.

Una gioia, quella di tornare a giocare nel proprio paese, sostenuti dai propri tifosi, che non offusca la tristezza per un conflitto che ha causato oltre 150mila morti, distruzione e indicibili sofferenze alla popolazione.

Circa 12 milioni di persone sono fuggite dai combattimenti, per lo più donne e bambini, oltre 10 milioni delle quali sono sfollate all’interno di un paese nel quale non entrano aiuti umanitari e dove quasi 25 milioni di persone – più della metà della popolazione – ha urgente bisogno di assistenza e di cibo.

Una delle zone più colpite, assieme al Kordofan, è la vasta regione occidentale del Darfur, quasi totalmente controllata dalle RSF e teatro di operazioni di pulizia etnica, crimini di guerra e contro l’umanità su cui indaga la Corte penale internazionale.  

Da Nyala, capitale del Darfur meridionale, proviene l’Hay Al Wadi. «Non ci posso credere. Tornare a giocare è un’emozione indescrivibile. Ci mancano i nostri tifosi, la nostra città natale. Speriamo di poterci tornare presto» confessa ad AFP il suo capitano, Jibril Mohamed Nour.

Anche lui, con la sua squadra, è stato costretto all’esilio in Arabia Saudita. Un destino comune a molte delle 24 formazioni sudanesi esistenti prima dello scoppio della guerra, il 15 aprile 2023.

E c’è chi già sogna una prossima stagione in cui, oltre che per i gol, si possa gioire e festeggiare anche per una pace ritrovata. «Non appena sarà finita, pianificheremo la prossima stagione, in cui speriamo che tutte le squadre possano giocare nelle loro città natali», è l’augurio di Mohamed Abdel Samee, uno degli amministratori della Federazione calcistica sudanese, consapevole del fatto che, invece, la pace appare ancora e sempre più lontana.

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