Sudan: le RSF accettano una tregua umanitaria - Nigrizia
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Pressing degli Stati Uniti sull’esercito, nell’ambito della roadmap proposta dal meccanismo Quad, composto anche da Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, paesi coinvolti nel conflitto
Sudan: le RSF accettano una tregua umanitaria
07 Novembre 2025
Articolo di Redazione
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Il leader delle RSF Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemeti

Uno spiraglio di speranza si è aperto ieri per milioni di vittime della guerra in Sudan.

Con un comunicato le milizie Forze di supporto rapido (RSF) hanno fatto sapere d’aver accettato la proposta di una tregua umanitaria avanzata dal Quad, il gruppo formato da Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, dicendosi pronti ad avviare immediatamente discussioni sugli accordi per la cessazione delle ostilità e sui principi fondamentali del successivo percorso politico.

La roadmap, proposta il 12 settembre, sulla quale il Dipartimento di stato americano sta lavorando da settimane con trattative separate con delegazioni delle due parti in conflitto, prevede una tregua umanitaria di tre mesi, seguita da un cessate il fuoco e dall’avvio di un processo politico per una transizione, i cui contorni paiono ancora tutti da delineare.

L’urgenza primaria è quella di far cessare i combattimenti per permettere l’ingresso di aiuti umanitari per la popolazione stremata da 31 mesi di guerra.

Resta da capire la posizione delle Forze armate sudanesi (SAF) che finora hanno mantenuto un atteggiamento ambiguo che lascerebbe supporre posizioni contrastanti tra vertici dell’esercito e alleati.

Il 4 novembre scorso si è tenuta a Khartoum una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza e difesa – composto dal presidente e comandante in capo delle SAF, generale Abdel Fattah al-Burhan, dai membri del Consiglio Sovrano, dal primo ministro Kamil Idris e dai ministri degli Esteri, delle Finanze e della Giustizia – al termine del quale è stata annunciata la formazione di un comitato per “sviluppare un programma per il ripristino della pace”.

Nelle stesse ore però, il ministro della Difesa Hassan Kabroun rilanciava la chiamata alle armi, affermando che la guerra contro le RSF continuerà fino alla loro definitiva sconfitta. Un concetto ribadito ieri con toni nazionalisti anche dallo stesso al-Burhan, sottolineando che “l’attacco sostenuto da paesi oppressivi e arroganti” sarebbe stato presto represso.

Da tempo le Forze armate e il governo da loro guidato denunciano il sostegno militare e di intelligence dato dagli Emirati Arabi alle RSF. La presenza di Abu Dhabi e del Cairo nel meccanismo Quad – paesi che sostengono rispettivamente RSF e SAF – potrebbe portare ad una svolta nelle trattative, anche se sul terreno a parlare sono sempre più le armi.

L’Egitto starebbe infatti rafforzando la sua presenza militare al confine di sud-ovest con Darfur, Ciad e Libia e, secondo quanto riportato da Middle East Eye, avrebbe dato vita ad un’insolita alleanza con la Turchia, istituendo centri di comando congiunti. Ankara avrebbe inoltre aumentato le forniture di droni e missili.    

Per ora, comunque, non c’è stata da parte delle Forze armate sudanesi una risposta univoca alla proposta di cessate il fuoco.

Da ricordare inoltre che RSF ed esercito hanno già accettato in passato di sospendere temporaneamente le ostilità per consentite il sostegno ai civili – in primis con la Dichiarazione di Jeddah, siglata in Arabia Saudita l’11 maggio 2023 – ma nessuno di questi impegni ha avuto seguito.

Il 27 giugno scorso, inoltre, le RSF avevano rifiutato una tregua umanitaria proposta dalle Nazioni Unite per permettere il soccorso della popolazione intrappolata nella città di El Fasher, poi conquistata dalla milizia il 26 ottobre scorso dopo 18 mesi di assedio. L’esercito, allora assediato, aveva invece accettato la proposta.

Sul fronte statunitense un moderato ottimismo è stato espresso nei giorni scorsi dal consigliere presidenziale per l’Africa, Massad Boulos, in prima linea nelle trattative, che aveva dichiarato che entrambe le parti si erano dette concordi in linea di principio sulla tregua e stavano lavorando sui dettagli.

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