Dopo la presa di El Fasher, capitale del Darfur Settentrionale, a fine ottobre, in Sudan le Forze di supporto rapido (RSF) hanno ottenuto un altro importante successo militare ieri, 8 dicembre, con la conquista del giacimento petrolifero di Heglig, nel Kordofan Occidentale.
Heglig, al confine con il Sud Sudan, è la più grande struttura petrolifera del paese e riveste un’importanza strategica vitale anche per Juba, in quanto ospita il principale impianto di lavorazione del petrolio proveniente dal Sud Sudan e diretto al terminal di esportazione di Port Sudan, sul Mar Rosso.
Il Sud Sudan dipende dal petrolio per oltre il 90% delle entrate governative e l’intera esportazione passa attraverso gli oleodotti sudanesi.
Da ieri la produzione di Heglig è ferma, secondo quanto riferito a Radio Tamazuj da fonti militari e dell’industria petrolifera, in quanto il personale addetto al funzionamento dell’impianto e i militari delle Forze armate sudanesi (SAF) di sorveglianza sono fuggiti oltreconfine, nello stato sudsudanese di Unity.
La situazione attuale non è però del tutto chiara. Il capo dell’amministrazione civile del Kordofan Occidentale, Youssef Aliyan, ha fatto sapere d’aver dispiegato una forza specializzata, istituita in coordinamento con la leadership delle RSF, per proteggere il giacimento.
Secondo quanto riportato dal Sudan Tribune, però, il vice capo delle Forze di difesa del Sud Sudan per la mobilitazione e il disarmo, il tenente generale Johnson Olony, ha dichiarato che le Forze di difesa sudsudanesi (SSPDF) intendono assumere il controllo di Heglig “per dare priorità alla stabilità regionale”.
Già nel 2024 il governo di Juba era stato duramente colpito da dieci mesi di blocco pressocché totale delle esportazioni petrolifere dovuto al conflitto in Sudan, con la ripresa dell’export avvenuta a gennaio di quest’anno.
Per il Sudan la perdita del controllo di Heglig rappresenta anche un danno significativo dal punto di vista economico, che si sommerebbe all’annunciata uscita di scena di un partner storico di rilievo, quale la Chinese National Petroleum Corporation (CNPC) che ha recentemente informato il governo dell’intenzione di porre fine ai suoi investimenti nel paese.
Da tempo infatti, le RSF controllano importanti giacimenti petroliferi nel settore occidentale, gestiti per decenni da aziende cinesi.
Intanto la regione del Kordofan si conferma epicentro dei combattimenti tra RSF e SAF, con un crescente numero di vittime civili e di persone in fuga o intrappolate in città sotto assedio.
L’ultimo grave episodio risale al 4 dicembre scorso, quando un attacco con droni a Kalogi, nel Kordofan Meridionale, ha colpito un asilo e un ospedale, uccidendo 114 persone, tra cui 63 bambini. Un attacco la cui responsabilità è stata attribuita dalle autorità sudanesi alle RSF.
Inoltre, le Nazioni Unite hanno di recente denunciato la presenza non autorizzata delle RSF in un’altra instabile regione contesa di confine, quella di Abyei, presenza che starebbe alimentando criminalità e insicurezza.