Sudan: le RSF conquistano il quartier generale dell’esercito a El Fasher
Conflitti e Terrorismo Sudan
Dopo 18 mesi di assedio, le Forze di supporto rapido prendono il controllo della capitale del Darfur settentrionale e guadagnano terreno anche nel Kordofan settentrionale
Sudan: le RSF conquistano il quartier generale dell’esercito a El Fasher
27 Ottobre 2025
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti

Decisiva svolta nel conflitto che da due anni e mezzo infiamma il Sudan. Il 26 ottobre le milizie Forze di supporto rapido (RSF) hanno dichiarato di aver conquistato il quartier generale dell’esercito a El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, da 18 mesi sotto assedio.

Stando alle ultime informazioni, riportate da Reuters e dal quotidiano locale Sudan Tribune, le Forze armate sudanesi (SAF) avrebbero abbandonato la base la sera del 25 ottobre, dopo giorni di intensi bombardamenti da parte delle RSF, ritirandosi dalla città “verso un luogo più sicuro”. La conferma è arrivata dallo stesso capo delle Forze armate, generale Abdel Fattah al-Burhan, che in un discorso televisivo ha affermato di aver approvato il ritiro per “risparmiare i cittadini rimasti e il resto della città dalla distruzione”.

Negli ultimi giorni le milizie erano riuscite ad avanzare, prendendo il controllo della sede del governo regionale, del complesso ministeriale e di diverse istituzioni governative vicine alla base militare.

Lo spettro di uno “scenario libico”

La presa di El Fasher apre un cosiddetto “scenario libico”, con il paese diviso in zone di influenza e controllato da due governi rivali. Con la caduta di El Fasher le Forze armate sudanesi (SAF) perdono infatti l’ultimo loro avamposto nella regione, ora completamente dominata dalle RSF e dalle milizie alleate, che dal luglio scorso vi hanno istituito un governo parallelo, in contrapposizione a quello di Port Sudan e Khartoum.  

Timori di pulizia etnica

Il timore adesso è per l’incolumità dei 250mila civili – la metà dei quali bambini – rimasti intrappolati nella città. L’ingresso dei miliziani a El Fasher e la presa del quartier generale dell’esercito, ieri mattina, si sono sovrapposti all’interruzione delle comunicazioni e di Internet, cosa che alimenta timori di abusi contro i civili e i prigionieri di guerra.

Da tempo infatti, gli attivisti avvertono che un’eventuale presa della città da parte delle RSF avrebbe portato anche ad attacchi etnici, come avvenuto dopo la presa del campo di sfollati di Zamzam, a sud della città.

E infatti, poche ore fa la rete dei medici sudanesi (Sudan Doctors Network) ha denunciato l’uccisone di decine di civili disarmati, selezionati e freddati su base etnica, e saccheggi alle strutture sanitarie. Le RSF avrebbero anche arrestato il corrispondente di Al Jazeera Moamar Ibrahim, l’unico giornalista rimasto a documentare quanto accadeva all’interno della città assediata.

Anche gli Emergency Lawyers, rete sudanese per i diritti umani, ha affermato di aver visionato filmati documentati che mostrano elementi delle RSF mentre eseguono esecuzioni di massa di civili e prigionieri di guerra.

In un post su X il consigliere del presidente degli Stati Uniti per gli Affari Africani, Mossaad Boulos, ha esortato i leader delle milizie a proteggere i civili, a emanare ordini di sicurezza chiari e ad aprire corridoi umanitari. Un appello lanciato anche dalle Nazioni Unite e dalle agenzie umanitarie internazionali.

Tragedia umanitaria

A El Fasher la situazione umanitaria ha intanto raggiunto livelli catastrofici. La crisi “ha superato ogni comprensione” ha dichiarato ad Al Jazeera la portavoce del Sudan Doctors Network, dottoressa Razan Al-Mahdi. “Ogni giorno che passa, perdiamo non meno di tre bambini a causa della malnutrizione, delle malattie e della grave mancanza di risorse mediche e umanitarie”.

Il prolungato assedio alla città impedisce da mesi l’ingresso di cibo e medicinali e la popolazione è allo stremo. A questo si aggiungono i bombardamenti sempre più frequenti su obiettivi civili che hanno costretto la gente a scavare dei bunker nel terreno per sopravvivere.

Le RSF avanzano in Kordofan

Ma le milizie guidate dal clan del leader Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemeti, negli ultimi giorni hanno ottenuto vittorie militari anche sull’altro fronte aperto, quello dell’ampia regione centro-meridionale del Kordofan, confinante con il Darfur, ancora in parte controllata dall’esercito.  

In particolare, il 25 ottobre, hanno conquistato la città di Bara, seconda città del Kordofan settentrionale e una delle più grandi aree urbane rimaste finora sotto il controllo dell’esercito.

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