Sudan

Non c’è tregua per i civili nelle zone controllate dalle forze di opposizione armata in Sudan.

Mentre prosegue l’offensiva dell’esercito governativo (Saf) sul Jebel Marra, in Darfur, che, dalla metà di gennaio, ha provocato la fuga verso i campi profughi nella regione di almeno 130.000 nuovi sfollati, si sono intensificate le operazioni militari nel Sud Kordofan e nel Blue Nile.

Numerosi sono i civili morti nei raid aerei condotti quotidianamente sulle zone controllate dal Sudan People’s Liberation Movement – North (Splm-N). Ieri il portavoce del movimento di opposizione, Arnu Ngutulu Lodi, ha denunciato la morte di sei bambini, di cui tre fratellini, dai 12 ai 4 anni, in un’incursione avvenuta nel tardo pomeriggio sulla cittadina di Heiban. Due Mig da combattimento delle forze armate governative hanno sganciato 4 bombe sul centro abitato, provocando gravi danni e la morte dei 6 bambini: Nidal Abdolrahman Ibrahim (12), Ibrahim Abdolrahman Ibrahim (10), Jihan Abdolrahman Ibrahim (5), Hafez Mahmud (10) Kuku Dawli (4), Yusif Yagoub (4). Altri tre Ali Mohamed Ismail Alsilik (5), Jamal Mohamed Ismail Alsilik (7), and Tutu Hamad Tira Tutu (7) erano rimasti uccisi alla metà di aprile in un raid aereo sulla zona di Um Duran.

Nei raid vengono spesso prese di mira le scuole. Alcuni giorni fa, nella zona di Dalami, è rimasto ucciso il direttore mentre e due scolari sono stati feriti gravemente.

Nel Blue Nile si registrano bombardamenti aerei sistematici nelle zone di Mufu, Alrom, Algraweed e Mormoton, dopo che sono state respinte le offensive delle forze terrestri.

Le bombe usate nei raid sono generalmente le “barrel bombs”, ordigni rudimentali e poco costosi, costituiti da un contenitore riempito di bulloni, chiodi, pezzi di ferro e liquidi incendiari, che provocano vasti incendi e ferite devastanti. (Radio Dabanga)