I traffici di armi dal Sudan all’Africa occidentale - Nigrizia
Armi e Disarmo Ciad Conflitti e Terrorismo Libia Rep. Centrafricana Sudan
I corridoi del contrabbando ricostruiti nel report del think tank sudanese Fikra for Studies and Development
I traffici di armi dal Sudan all’Africa occidentale
Dalle aree controllate dalla Forze di supporto rapido (RSF) mitragliatrici, lanciarazzi e droni arrivano fino al Mali e al Niger, passando per Libia, Ciad e Repubblica Centrafricana
25 Agosto 2026
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 7 minuti

Traffici di armi, oro e carburante che dal Darfur, in Sudan, si estendono a est verso il sud della Libia, il Ciad e la Repubblica Centrafricana, diramandosi poi nel Sahel e in Africa occidentale.

A gestirli sono le Forze di supporto rapido (RSF) del generale Mohamed Hamdan Dagalo, alias Hemeti, con il supporto logistico degli Emirati Arabi Uniti.

A tracciare le traiettorie di questi flussi, tramite la raccolta e l’analisi di prove a partire dal 2024, è l’ultimo report del think tank sudanese Fikra for Studies and Development, intitolato “The reverse flow: how did the weapons of the Rapid Support Forces militia come to fuel terrorism in the Sahel and West Africa?” (Il flusso inverso: come hanno fatto le armi delle milizie delle Forze di supporto rapido ad alimentare il terrorismo nel Sahel e nell’Africa occidentale?)

Al confine tra Sudan, Ciad e Libia

Uno degli snodi principali della rete dei traffici illeciti ricostruita nel dossier è il distretto di Kufra, situato nella regione libica della Cirenaica, al confine con Sudan e Ciad. Qui transitano armi, carburante e merci, ma non solo.

Non potendo più sfruttare in modo continuativo la rotta di Am Djarass, in Ciad, per via di un aumento dei controlli nell’area, negli ultimi mesi le RSF si sono servite soprattutto di una pista di atterraggio situata 75 chilometri a sud-ovest di Kufra, dove sono atterrati velivoli cargo con a bordo anche mercenari stranieri.

A controllare lo scalo è la brigata Subul al Salam che risponde agli ordini del generale Khalifa Haftar, comandante generale delle forze armate della Libia orientale. Qui, tra marzo e aprile 2025, è transitata una media di 15 voli al mese effettuati per lo più da aerei Ilyushin-76.

Kufra si è così di fatto trasformata in una base logistica in cui le RSF ricevono armi, munizioni e combattenti che utilizzano in parte per sostenere il conflitto in Sudan contro le forze armate sudanesi del generale Abdel Fattah al-Burhan, in parte per smistarli al miglior offerente nelle zone di crisi presenti a macchia di leopardo nel Sahel. 

Dagli Emirati alle RSF, passando per Haftar

L’agenzia Reuters, citata più volte nel report di Fikra for Studies and Development, ha confermato che alcuni dei voli degli aerei Ilyushin-76 atterrati negli ultimi mesi a Kufra sono stati operati dalla compagnia Fly Sky, registrata in Kirghizistan.

Questi stessi velivoli in precedenza avevano effettuato almeno sei voli dagli Emirati Arabi Uniti allo scalo ciadiano di Amdjarass. Fly Sky era già stata identificata in passato dalle Nazioni Unite come responsabile del trasporto di armi dagli Emirati alle forze libiche di Haftar.

Un aereo gestito da un’altra compagnia, la Sabsan con sede negli Emirati, è atterrato a Kufra il 12 luglio, proveniente da Bosaso, nella regione somala del Puntland, dove Abu Dhabi ha investito negli ultimi anni in centri di addestramento, logistica e trasporto marittimo.

Sempre Reuters nelle ultime settimane ha ricostruito altri spostamenti di armi e soldati verso aree controllate dalle RSF in Sudan.

Citando un nuovo rapporto del panel di esperti delle Nazioni Unite sul Sudan l’agenzia ha confermato che tra gennaio e luglio di quest’anno attraverso la rotta aerea N’Djamena (capitale del Ciad) – Nyala (capitale del Darfur meridionale) mercenari e armi, compresi droni, sono stati trasferiti a bordo di Boeing 727 e Ilyushin-76.

Un report del 2024 redatto dal panel di esperti sulla Libia delle Nazioni Unite ha confermato altri collegamenti diretti tra le RSF sudanesi e le milizie agli ordini del generale Haftar, in particolare la 77ª Compagnia della 128ª Brigata delle Forze armate arabe libiche (LAAF) guidata da Mohamed Mazouki.

Questa Compagnia avrebbe garantito ai soldati di Dagalo di ricevere armi a Ma’tan al-Sarra, situata sempre nel distretto di Kufra, e di trasferirle ad Al-Zurug, nel Darfur settentrionale.

Armi in mano alle fazioni jihadiste

Per Kufra, e da qui per Ubari (Fezzan, Libia), Kouri Bougoudi (Tibesti, Ciad), Ghat (al confine libico con l’Algeria) e il Passo Salvador (al confine tra Libia, Algeria e Niger), carichi di armi – tra cui mitragliatrici DShK e PKT e lanciarazzi portatili – sono entrati in Niger e Mali, acquistati da fazioni jihadiste legate al Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani – GSIM o JNIM) e Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e ai tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (MNLA).

Altri carichi di armi inviati alle RSF dagli Emirati, e transitati per la Libia e il Ciad, una volta arrivati a destinazione sono poi stati deviati verso aree interne del Ciad, tra le località di Bardai, Wadi Marou, il massiccio Emi Koussi e Dirdi-Woni, nella regione di Kanem.

I pagamenti per l’acquisto delle armi vengono effettuati con oro, carburante, consegna di veicoli o stupefacenti.

Dai dati raccolti da Fikra è emerso che una mitragliatrice DShK viene acquistata vicino al confine del Darfur per circa 5.000 dollari per poi essere rivenduta a Fouar, in Libia, per circa 10.000 dollari. Un fucile d’assalto AK-47 venduto a Kalait (Ciad settentrionale) per circa 500 dollari può arrivare a valerne più di 1.000 a Kouri Bougoudi.

Per la gestione dei traffici le RSF, le milizie e le organizzazioni criminali coinvolte, si sono dotate di moderne apparecchiature per le comunicazioni satellitari, inclusi i dispositivi prodotti da Starlink, fondamentali per coordinare gli spostamenti soprattutto in aree remote.

In Ciad una importante fetta del contrabbando è in mano a Saleh Abdelkarim Habré, noto come “Ankazi”, nipote dell’ex presidente ciadiano Hissène Habré. Sotto il suo comando negli ultimi anni sono transitati ingenti carichi di armi verso la Libia attraverso le aree di Miski e Kouri Bougoudi, indirizzate alla 128ª Brigata delle forze armate di Haftar.

Lo smistamento dei mercenari

Il rapporto del Panel di esperti delle Nazioni Unite sulla Libia, citato nel dossier di Fikra, ha evidenziato il ruolo della brigata libica Subul al Salam nello smistamento da Kufra di centinaia di combattenti stranieri inviati in Sudan dagli Emirati Arabi Uniti a sostegno delle RSF.

In un rapporto diffuso nel maggio scorso, e dal titolo “Da Bogotà a El Fasher”, Human Rights Watch ha concluso che la società di sicurezza privata Global Security Services Group, con sede ad Abu Dhabi, dall’agosto 2024 ha reclutato intorno a 1.500 mercenari colombiani.

Di questi molti hanno preso parte all’assedio di El Fasher, dove dall’inizio del 2024 a ottobre del 2025, secondo un report di Amnesty International del primo luglio scorso e secondo una missione di accertamento delle Nazioni Unite, le RSF hanno commesso crimini contro l’umanità e pulizia etnica.

Dalle indagini è emerso che i combattenti colombiani prima di arrivare in Sudan hanno fatto scalo negli Emirati e in diverse località della Libia orientale. Da qui si sono poi spostati via terra o via aerea nelle zone di conflitto.

Traffico di droni

Tra le armi trafficate tra Sudan, Libia, Ciad e Africa occidentale, vi sono quantitativi sempre più ingenti di droni.

Secondo un report del Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulle sanzioni contro ISIS e al-Qaida, pubblicato nel febbraio scorso, alla fine di settembre del 2025 la Provincia dello Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP) attendeva di ricevere dal Sudan 25 droni che avrebbe poi dovuto adattare per operazioni di ricognizione e offensive.

Come documentato da Amnesty International, le RSF negli ultimi anni si sono dotate di un sofisticato arsenale di velivoli senza pilota, fabbricati in larga parte in Cina e arrivati in Sudan dagli Emirati.

Oltre che essere utilizzati nel conflitto in Sudan – nel Darfur, nel Kordofan e in altre aree del paese in guerra – questi droni vengono venduti dalle RSF a gruppi jihadisti che operano nel Sahel e nel bacino del Lago Ciad.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it