Sudan: tre anni di guerra - Nigrizia
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Una guerra controrivoluzionaria, una guerra per il potere, una guerra tassello di un quadro regionale di instabilità crescente dove nessuno sembra volere la pace. Forse è più corretto parlare di guerre in Sudan, al plurale, per provare a descrivere quello che sta succedendo nel paese dal 15 aprile 2023, da tre anni esatti
Sudan: tre anni di guerra
15 Aprile 2026
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 2 minuti

Cosa succede in Sudan dopo tre anni esatti di guerra, scoppiata il 15 aprile del 2023?

Innanzitutto, continua una crisi umanitaria definita dalle Nazioni Unite come la più grave al mondo. Su una popolazione totale di 50 milioni di persone, più di 12 milioni sono in fuga, tra sfollati interni nel Sudan, e rifugiati nei paesi vicini. Mentre le stime sulle vittime parlano di centinaia di migliaia di persone.

Sul terreno militare, le persone al comando sono sempre loro: da un lato, il generale Abdel Fattah al-Burhan, capo dell’esercito regolare sudanese, le SAF. Dall’altro il capo paramilitare Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemeti, leader delle Forze di supporto rapido, o RSF.

Oggi le SAF controllano la capitale Khartoum, il centro e l’est, le RSF le regioni del Darfur a Ovest e parte del Kordofan a sud. Si continua a combattere in molte aree ma soprattutto in quest’ultima regione e da alcune settimane anche nel Nilo Azzurro, tra Sud Sudan ed Etiopia.
Il governo guidato dalle SAF è riconosciuto solo dall’ONU, mentre nessuno legittima la compagine istituita dalle SAF.

Ma la guerra è anche parte di un più grande sistema di instabilità che va dal Sahel al Corno d’Africa fino all’Asia sudoccidentale. La competizione per le risorse come oro, acqua, petrolio, gomma arabica e terre fertili si somma alla volontà di controllare corridoi fondamentali come il Mar Rosso. Gli Emirati Arabi Uniti sostengono le RSF nel modo più deciso e finora decisivo, mentre Egitto, Arabia Saudita, Qatar e Turchia supportano le SAF.

Nel frattempo, i paesi occidentali, Italia inclusa, si immischiano poco, probabilmente in attesa di capire con chi sarà meglio fare affari in futuro.

Del resto, solo una decina d’anni fa, l’Unione Europea collaborò con il dittatore sudanese al-Bashir, per controllare i flussi migratori. Se la storia può dare qualche indizio di quali sono i limiti che si vogliono rispettare.
Intanto, la guerra continua.

In questo video, facciamo il punto della situazione, mettendo l’accento sul lato di controrivoluzione di questa guerra (per soffocare il movimento popolare sudanese anti-autoritario) e sulle dinamiche internazionali dei paesi più o meno confinanti, più o meno implicati direttamente nella guerra, ma ad ogni modo molto interessati.

Ce ne parla Brando Ricci.

Montaggio video: Roberto Valussi. 

 

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