Sudan: il regime rafforza le alleanze con Turchia e Arabia Saudita
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L’esercito cerca di garantire la propria superiorità militare attraverso i droni turchi e un nuovo patto con Riyadh
Sudan: il regime rafforza le alleanze con Turchia e Arabia Saudita
20 Agosto 2026
Articolo di Redazione
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Il capo delle Forze armate sudanesi Abdel Fattah al-Burhan con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. I due alleati si sono incontrati l'ultima volta a inizio giugno ad Ankara

In Sudan le Forze armate (SAF), di fatto alla guida del governo, rafforzano le alleanze strategiche con Arabia Saudita e Turchia con il triplice obiettivo di potenziare l’offensiva militare contro le Forze di supporto rapido (RSF) e garantirsi ulteriori sostegni diplomatici e finanziari.  

Si inquadra in questo contesto la visita ad Ankara del numero due dell’esercito, generale Yasser al-Atta, che il 17 agosto ha incontrato il capo di stato maggiore turco, il generale Selcuk Bayraktaroglu, il ministro della Difesa Yasar Guler ed anche Haluk Bayraktar, CEO dell’azienda turca Baykar Technologies, produttrice di droni esportati nei principali teatri di conflitto africani.

Con Baykar, secondo il Washington Post, il regime militare sudanese ha già in essere un contratto, firmato nel 2024, per un valore di 120 milioni di dollari. Oltre ai droni, la Turchia fornirebbe, tra le altre cose, sistemi di difesa aerea e assistenza al lancio di droni da parte di personale specializzato.

Negli ultimi mesi Khartoum ha intensificato la cooperazione militare con la Turchia, in particolare sulle forniture di droni e sistemi di difesa aerea.

Sui droni si giocano ormai quasi interamente l’andamento e l’esito del conflitto che devasta il Sudan dall’aprile 2023, con un’evoluzione più marcata a partire da giugno, quando le SAF hanno sostituito i droni turchi TB2 con i Bayraktar Akinci, droni d’attacco pesanti da alta quota, più grandi e performanti.

Il giorno dopo l’incontro di Ankara, il ministro degli Esteri sudanese Mohieddin Salem e il suo omologo saudita Faisal bin Farhan, firmavano a Riyadh un accordo che prevede la creazione di organismo bilaterale (Supreme Council for Strategic Coordination and Cooperation) che supervisionerà dieci settori chiave della cooperazione tra le due sponde del Mar Rosso, dal coordinamento politico al commercio, agli investimenti.

Le due iniziative combinate – quella di rafforzamento militare con la Turchia e quella di un maggior coordinamento strategico con l’Arabia Saudita – segnalano il nuovo impulso impresso da Khartoum per garantirsi vitale sostegno finanziario e armamenti moderni, con profonde implicazioni geopolitiche e di sicurezza per il corridoio del Mar Rosso.

Sul quotidiano online sudanese Sudan Tribune, l’analista di relazioni internazionali Abdelhadi Ahmed Abdelhadi, afferma che le mosse parallele del regime forniscono all’esercito sia una copertura diplomatica che una leva operativa.

“Formalizzare i legami con Riyadh – si legge – contribuisce a garantire le linee di rifornimento critiche, a salvaguardare gli interessi marittimi nel Mar Rosso e a contrastare le pressioni esterne per imporre soluzioni politiche”.

Per la leadership militare sudanese, inoltre, “l’accordo con Riyadh offre anche un dividendo politico cruciale, rafforzando la sua posizione di unica autorità legittima del paese”.

Ma sostegni militari e politici non bastano a portare avanti una guerra che ha paralizzato l’economia, devastato i settori produttivi, le infrastrutture di base e i canali bancari commerciali. Servono soldi.

Per questo, dopo Riyadh, il 19 agosto il ministro degli Esteri Salem è volato in Kuwait, accompagnato dal ministro delle Finanze Gibril Ibrahim e dalla governatrice della Banca centrale Amina Mirghani. Scopo della missione: dialogare con funzionari kuwaitiani e fondi arabi per lo sviluppo, per ottenere nuove risorse.

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