Sudan / Diritti Umani

Tramite un comunicato stampa rilasciato giovedì, l’ambasciata americana a Khartoum si è dichiarata “inquieta” rispetto alle centinaia di arresti di leader politici, attivisti e semplici cittadini. L’allarme riguarda anche le condizioni di detenzione, definite “inumane”. Sembrerebbe che i detenuti siano esposti a trattamenti degradanti e gli sia impedito l’accesso all’assistenza legale e alle visite familiari.

È dallo scorso gennaio che il Sudan è teatro di un’ondata di proteste contro l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, soprattutto quello del pane. Le forze dell’ordine hanno sempre reagito con metodi repressivi, ricorrendo all’incarcerazione di numerose persone, tra cui il numero due del principale partito di opposizione Umma, Fadlalah Burma Nasir, e il segretario generale del partito comunista, Mokhtar al-Khatib. Tra gli attivisti spiccano i nomi di Kamal e Mohamed al-Hafiz. Anche numerosi giornalisti sono stati vittime di arresti, ma la maggior parte sono già stati liberati.

L’ambasciata americana ha dichiarato di “credere nel diritto sudanese di godere delle libertà fondamentali, incluso il diritto di riunirsi pacificamente e senza discriminazione”, aggiungendo che gli Usa rinnovano il proprio impegno di lavoro al fianco del Sudan per progredire in diverse direzioni, prime tra tutte la protezione dei diritti umani e le libertà. Le osservazioni dell’ambasciata arrivano in un momento in cui le relazioni tra Washington e Khartoum sono ai massimi storici dopo anni. Il 12 ottobre 2017 è stato revocato l’embargo imposto dagli Usa al Sudan nel 1997. (News 24 / Rfi Afrique)