Africa / Cooperazione islamica
Scommette sull’Africa la Banca islamica per lo sviluppo, finanziando progetti negli ambiti delle infrastrutture e dell’agricoltura. Gli investimenti maggiori in Senegal e Mali.

Dopo Cina, India e Brasile, l’Organizzazione della cooperazione islamica (Oci, che raggruppa 57 paesi di cui 22 africani) sta manifestando un crescente interesse nei confronti dell’Africa. Particolarmente attivo il suo braccio finanziario, la Banca islamica per lo sviluppo (Bid), i cui principali azionisti sono Arabia Saudita (23,6%), Libia (9,6), Iran (8,3%), Nigeria e Emirati arabi uniti (7,7%). Nel 2015 l’Oci ha investito 15 miliardi di dollari di cui 4 nell’Africa subsahariana.

Queste cifre sono state fornite dal direttore regionale della Bid, Sidi Mohamed Taleb, durante un convegno che si è tenuto a Marrakech (Marocco) lo scorso dicembre. Uno dei punti chiave della strategia della Bid è investire in settori che sono considerati decisivi per lo sviluppo: energia, telecomunicazioni, trasporti e agricoltura.

In Mali la Bid, con un portafoglio di 400 milioni di dollari, sta finanziando la costruzione di una centrale termica da 60 mw vicino a Bamako e il nuovo aeroporto internazionale della capitale. Sempre nel paese saheliano, oltre a investimenti nel settore agricolo, concorre alla costruzione di strade che rafforzino i collegamenti con la Mauritania e si appresta a finanziare una strada che collegherà Kidal con la frontiera algerina.

Anche in Costa d’Avorio la banca sta operando soprattutto nei settori dei trasporti e delle strade. Mentre in Senegal, il paese che negli ultimi anni ha maggiormente beneficiato dei finanziamenti, la Bid è impegnata nell’interconnessione elettrica tra Dakar e la frontiera con la Mauritania. Nei trasporti è prossima la realizzazione di una strada che tolga dall’isolamento la regione agricola del nord e soprattutto si sta lavorando a quello che è considerato il progetto-faro dell’Oci: la creazione di una connessione bimodale, treno e strada, tra Dakar e Port-Sudan, che colleghi direttamente Atlantico e Mar Rosso. Così assicura Hameed Opeloyeru, segretario generale aggiunto dell’Oci.

Oltre agli interventi multilaterali, ci sono le relazioni e i progetti portati avanti dai singoli paesi aderenti all’Oci. Il Marocco, ad esempio, per stimolare gli scambi commerciali con vari paesi africani, supporta lo sviluppo del settore bancario, mettendo in campo la sua esperienza nel settore. La marocchina Attijawariwafa Bank è presente in 14 paesi africani tra cui: Guinea, Senegal, Costa d’Avorio, Gabon, Burkina Faso e Mali.

Rabat è molto attiva anche nelle assicurazioni, nelle costruzioni e nell’agricoltura. L’Ocp, l’ente che si occupa di fosfati, si è lanciato in un programma che si è dato l’obiettivo di rifornire, nell’arco di tre anni, 100mila agricoltori africani di fertilizzanti migliorati e rispettosi dell’ambiente. L’iniziativa è affiancata da una campagna di sensibilizzazione alle buone pratiche, chiamata “carovane agricole”, già operativa in Guinea, Mali e Senegal.

Rachid M’Rabet, direttore dell’Istituto superiore di commercio e di amministrazione di Casablanca, spiega perché queste relazioni economiche con i paesi africani possono funzionare: «Il nostro vantaggio comparativo è che comprendiamo le culture di questi paesi e spesso possediamo la lingua, essenziale per gli scambi. E poi abbiamo costruito rapporti di fiducia politici prima che economici».