I giudici gli avevano impedito di modificare la Costituzione
Il presidente del Niger ha sciolto il Parlamento con un decreto: non l’aveva appoggiato abbastanza nel suo tentativo di restare al potere. L’opposizione teme un ritorno alla dittatura.

Il presidente nigerino Mamadou Tandja, al potere già da dieci anni e ormai agli sgoccioli del suo secondo mandato quinquennale, sembra proprio disposto a tutto pur di non lasciare la sua poltrona presidenziale. Prima, agli inizi di maggio, ha proposto un referendum popolare per poter modificare la Costituzione e candidarsi così per un terzo mandato. Ma lunedì i giudici della Corte Costituzionale si sono dichiarati contrari al suo progetto, stimando che egli, “che ha giurato di rispettare e difendere la Carta fondamentale, non può avviarne o perseguirne la modifica, senza violare il suo giuramento”. Dopo questa sentenza sfavorevole Tandja ha così deciso di passare alle maniere forti, sciogliendo il parlamento.

 

Lo scioglimento della Camera è in effetti una delle prerogative del presidente del Niger stabilite dalla Costituzione, eppure questa decisione ha colto di sorpresa i 113 deputati che stavano giusto esaminando i dettagli della proposta referendaria.

 

Il decreto di Mamadou Tandja è stato trasmesso dalla radio statale senza che ne venissero spiegati i motivi; anche se è abbastanza chiaro il nesso con la sentenza della Corte Costituzionale: non sarebbe da escludere una sorta di punizione per il mancato appoggio del parlamento al suo disegno.

 

Non hanno tardato a farsi sentire gli esponenti dell’opposizione, che già si erano espressi duramente sul tentativo di slittamento del limite presidenziale e che si stanno unendo in una coalizione contro il referendum chiamata “Fronte per la difesa della democrazia”. Abdoulay Diori Hamani , capo del partito di opposizione Rassemblement Démocratique Nigerien (Unione Democratica Nigerina), ha definito il comportamento del presidente sconcertante. La deriva autoritaria che Tandja sta imponendo al Niger ha messo in allarme giuristi e organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani e che temono un’involuzione del processo di transizione democratica del Paese.

 

Il Niger presenta molti di quei problemi che accomunano altri stati africani in via di democratizzazione che resta sempre vulnerabile a scivolamenti indietro, come dimostrano anche il conflitto civile con i uranio, resta però una delle nazioni con i più bassi livelli di sviluppo socio-economico al mondo. Nonostante i passi in avanti delle istituzioni civili rispetto ad un decennio fa, perché siano veramente stabili e per  scongiurare davvero un ritorno alla dittatura serviranno degli ulteriori sforzi, sia per migliorare concretamente le condizioni di vita anche delle fasce più basse della popolazione, che per consolidare una leadership legittima. Un cammino in cui il Niger avrà bisogno del sostegno della comunità internazionale, a partire dalle istituzioni africane.